Breve viaggio tra i (nefasti) testi sacri del bamboccionesimo

Così nacquero i bamboccioni. Fra i classici del pensiero sul bamboccionesimo annoveriamo in particolare tre brevi dichiarazioni ad opera di due ministri. Si tratta di veri e propri testi fondativi, della lunghezza di un volantino (di quelli che annunciano i saldi di fine stagione). Primo atto: correva l’anno 2007 ed al governo c’era l’Unione (ricordate?), il ministro Tommaso Padoa Schioppa, pensate, conia la strepitosa definizione per giustificare poche centinaia di euro di detrazioni fiscali sugli affitti. Grande coraggio riformatore! Secondo atto: corre l’anno 2009, l’Unione e’ stata spazzata via ed al governo c’è l’ennesimo governo Berlusconi. Sull’onda di una sentenza della corte di cassazione che obbliga un genitore a mantenere la sua figlia fuori-corso, l’ineasausto Renato Brunetta, ministro della Funzione Pubblica, invoca una legge che cacci i giovani da casa di mammà. Fra le lacrime, il ministro ricorda di quando sua madre rifaceva ogni giorno il suo lettino. E lui, già in età adulta, era divorato dall’onta. Inebriato dal richiamo mediatico delle sue dichiarazioni, qualche giorno dopo ritorna sul tema, specificando i contenuti del suo piano. L’idea è rivoluzionaria: togliamo cinquecento euro ai pensionati e diamoli ai giovani. Un’idea geniale: privati di una parte consistente (o addirittura della totalità) del loro reddito, i pensionati andranno a vivere a casa dei loro figli e nipoti! Un modo per far maturare i bamboccioni. Gliene dicono di tutti i colori e Palazzo Chigi – la dependance di palazzo Grazioli, residenza del Re – fa finta di non conoscerlo. L’esito di una settimana di fuochi d’artificio é comunque nullo. Ovviamente.

Ma oltre ai testi fondamentali, consigliamo la lettura di altri – meno brevi e più pensosi – testi prodotti a ridosso delle dichiarazioni ministeriali. Davvero da non perdere, materiale di prima qualità per farsi venire il sangue alla testa. A partire dalla dichiarazione di sostegno alla proposta brunettiana da parte di Vittorio Sgarbi, stanco di dare 4.500 euro al mese a suo figlio (quattro-mila-cinque-cento, QUATTRO-MILA-CINQUE-CENTO).

Certo a lui converrebbe se a suo figlio arrivassero ogni mese cinquecento euro da un ex operaio di un altoforno della Val Trompia. Il giusto prelievo dal colpevole ed insaziabile pensionato d’anzianita gli permetterebbe qualche cena in più. Questa si che é modernizzazione! In tutt’altra spericolatezza si sperimenta invece Luca Ricolfi, che respinge dozzinali spiegazioni economicistiche del fenomeno dei bamboccioni. La realtà, scrive su La Stampa, é che i giovani non sono abbastanza preparati per i tanti ottimi posti di lavoro che offre il mercato in Italia e quindi falliscono (rimanendo abbarbicati alla case paterna e materna). Chi prenda tutti questi posti di lavoro ad altissima qualificazione (giovani, dinamici ed ultra-qualificati immigrati americani, svedesi o tedeschi? Boh!) e’ un mistero, ma senz’altro siamo noi che non li vediamo. Eppoi, invece, dalle colonne di Repubblica possiamo goderci con Francesco Merlo la versione pop dell’antropologia del cosidetto familismo amorale – in sintesti, il bamboccionesimo e’ un inconfondibile carattere nazionale: Pasolini e Spadolini docet – e da quelle de Il Riformista con Lucetta Scaraffia una superba prova di turbo-nostalgia-vetero-cattolica. La sua tesi in estrema sintesi: era meglio quando si faceva sesso solo dopo il matrimonio e si lasciava la casa dei genitori solo perchè ci si sposava. Ora, a causa della dissoluzione morale, si può fare sesso con chi si vuole per giunta a casa dei genitori. Quindi perché lasciarla? Lucetta, ci penseremo su. Te lo giuriamo! La degna conclusione di questa breve rassegna la affidiamo a Vittorio Feltri , di cui scopriamo l’insospettabile lato umano e sorridente, perfino gongolante al guardare le sue figlie portare i loro fidanzatini – di cui una é poi rimasta “lievemente in cinta”, ci informa il direttorissimo de Il Giornale – nel chiuso delle loro camerette. Li trova adorabili i bamboccioni, confessa Feltri nel suo inno prodigioso all’Italia piccola, immobile e reazionaria che scalda il suo cuore. Ovviamente, nei dotti commenti presentati, i giovani e le loro famiglie d’origine sono tutti uguali. Le condizioni sociali non contano, non sappiamo davvero cosa siano. La società non esiste, diceva qualcuno piu’ illustre di loro (la tanto adorata Margaret Thatcher). Ma i salotti si, quelli sono vivi e vegeti. Ed a quanto pare le loro finestre hanno vetri tanto smerigliati da rendere impossibile la vista di quello che succede fuori.

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