Una proposta spericolata: ritassiamo le eredità, e il bottino diamolo ai giovani

I dati sulla mobilità intergenerazionale, ben illustrati dal rapporto OCSE Growing unequal e su questo sito da Michele Raitano, parlano chiaro: in Italia l’ascensore sociale è bloccato, anzi sembra perfino dirigersi verso i piani inferiori con un aumento delle disuguaglianze. Abbiamo la stessa alta disuguaglianza dei paesi anglosassoni, pur senza averne il dinamismo e l’efficienza: il peggiore dei mondi possibile.

In questa situazione si sviluppa il fenomeno dei bamboccioni, i fils à mamma come li hanno soprannominati in Francia: un po’ pigri, un po’ disorientati, senza ripari e redditi stabili, “i giovani d’oggi” preferirebbero stare a casa dei genitori e trovare la minestra fatta e i vestiti stirati, invece di andare a vivere da soli fin dai vent’anni. Un dibattito serio sui bamboccioni, o meglio sul tema più generale di educazione e accesso al lavoro, sarebbe stato utile. Purtroppo abbiamo avuto diritto solo a un paio di sparate e a qualche polemica.

Per l’autonomia

Come illustra Chiara Saraceno il problema non è tanto uscire di casa: è facile farlo con gli 11.000 dollari a settimana (sic!) di paghetta della figlia di Madonna o con i 4.000 euro al mese del figlio di Sgarbi ma il problema rimane. Il problema è la mancanza di una vera e propria autonomia che ritarda la formazione di una famiglia e cristallizza le disuguaglianze.

Ecco perché l’ultima uscita di Brunetta sui 500 euro al mese non sarebbe stata da scartare a priori. L’idea, infatti, ricorda quella di un capitale iniziale per il neo maggiorenne che potrebbe servire a pagare gli studi all’università e/o correggere le imperfezioni del mercato del credito che spesso non permettono a un giovane di iniziare un’attività, di ottenere un mutuo per comprare casa, di pagarsi l’università, con il risultato di accrescere la dipendenza dai genitori.  E’ la vecchia idea della dotazione di cittadinanza, nata con Thomas Paine nel ‘700 e ripresa recentemente da Anthony B. Atkinson nel Regno Unito e Bruce Ackerman negli Stati Uniti.

Peccato che Brunetta per finanziare l’operazione abbia proposto di utilizzare parte dei fondi destinati alle pensioni di anzianità, che per il pensionato medio rappresenta solo 950 euro al mese (ISTAT 2006). Un’idea ingiusta perché colpisce una fascia di popolazione già debole e sbagliata in un periodo di recessione in cui un ulteriore abbassamento dei redditi non farebbe che aggravare la crisi dei consumi.

Ma limitiamoci alla parte costruttiva della proposta, che configura una vera e propria dote di cittadinanza. E’ un’idea già messa in azione nel 2003 il governo britannico creando il Child Trust Fund. Tutti i genitori dei bambini nati dal 1° settembre 2002 e residenti britannici hanno diritto ad aprire un conto di risparmio vincolato su cui lo stato versa inizialmente 250 sterline (500 per le famiglie povere). I genitori e i parenti possono contribuire fino a un massimo di 1200 sterline ogni anno (esentasse). Un secondo versamento statale di 250 sterline è previsto al compimento del settimo anno d’età. Le somme risparmiate sul conto non possono essere utilizzate prima di aver raggiunto la maggiore età del bambino, ormai ragazzo, e non hanno alcun vincolo di destinazione.

I conti del CTF hanno regole precise di differenziazione dei rischi per evitare la perdita della somma. I numeri parlano chiaro: un versamento di 10 sterline al mese con un tasso d’interesse al 3.5% permette di avere a disposizione a diciotto anni una somma di 3.570 sterline. Con un versamento di 50 sterline mensili si arriva a 14.600 sterline. Cifre che non cambiano l’esistenza ma che a un neo-maggiorenne possono fare molto comodo.

Purtroppo, per godere dei benefici del CTF, l’Italia e i suoi “bamboccioni” dovrebbero aspettare una ventina d’anni. Esistono anche altre forme di incentivi. La Spagna nel 2007 ha adottato la Renta Basica de Emancipaciòn, un contributo di 210 euro mensili per i giovani tra i 22 e i 30 anni intestatari di un contratto di affitto regolare con un reddito inferiore ai 22.000 euro annui. In Francia da anni esistono forme personalizzate di aiuto per l’affitto (APL) per chi ne ha bisogno, con particolare attenzione agli studenti e alle giovani coppie. Più radicalmente, se si volesse agire immediatamente si dovrebbe, invece, adottare direttamente la proposta di Bruce Ackerman e dare, da quest’anno, una dotazione di cittadinanza, una somma forfettaria in “regalo” dallo Stato, ai neo-diciottenni.

Non si danno soldi senza chiedere niente in cambio, è la prima reazione di molti lettori. Ma proprio questo permette di distinguere chi si adagia nella bambagia di casa e chi invece è costretto a rimanerci per la mancanza di risorse e opportunità. Il Child Trust offre un’occasione di autonomia per finanziare gli studi, aprire una piccola impresa, accedere al credito bancario e semplicemente per fare un’esperienza di vita. La promozione sociale ed economica sarebbe meno fondata sul reddito dei genitori (tra bamboccioni figli di Madonna e del signor Rossi) e più sulle idee e l’imprenditorialità del singolo.

In Italia l’idea di una dote per i giovani circola già da tempo. Valentino Larcinese ne aveva già parlato su lavoce.info nel 2006. L’idea può essere rintracciata anche nel programma del Governo Prodi (quello di 250 pagine e più) e, seppure in forma molto diversa, nel Libro Bianco sull’IRPEF e il sostegno alle famiglie promosso da Vincenzo Visco quando era viceministro (2008). Il senatore e demografo Massimo Livi Bacci aveva scritto una proposta di legge che si è presto arenata. ItaliaFutura ha ripreso il tema nei mesi scorsi.

Come finanziare la dote anti-bamboccioni?

L’idea di un reddito per i “bamboccioni “ è buona dunque, ma rimane il problema del finanziamento. Pensare di prendere dai vecchi per dare ai giovani, ponendo la questione in termini puramente generazionali nasconde il problema della forte e crescente disuguaglianza nella distribuzione del reddito e, soprattutto, della ricchezza (ISTAT 2009) e della scarsa mobilità sociale.

Con Valentino Larcinese abbiamo proposto su lavoce.info di rimettere mano alle successioni invece di concentrarsi sulle pensioni di anzianità. L’eredità, infatti, è una notevole fonte di diseguaglianza, che si perpetra e accumula nel tempo. Quale merito ha l’erede se non essere casualmente nato in una famiglia ricca o operosa? La tassa di successione, abolita dal governo Berlusconi nel 2001 e reintrodotta dal governo Prodi, prevede attualmente tre aliquote: il 4% per i parenti in linea retta, 6% per i parenti fino al quarto grado e 8% per qualsiasi altro soggetto. I parenti in linea diretta, inoltre, beneficiano di una generosa franchigia di 1 milione di euro. Niente a che vedere con le tasse che si pagano sui redditi da lavoro, frutto invece della fatica e delle capacità del singolo contribuente. Niente a che vedere nemmeno con le aliquote che si pagano nel Regno Unito (40% oltre 325.000 sterline di eredità) o in alcuni stati USA (55% oltre 1 milione di dollari), due paesi notoriamente a bassa imposizione fiscale.

Nel 2001 la tassa (la franchigia era 180.760 euro per ogni aliquota) in Italia fruttava un gettito di un miliardo di euro circa. Ciò si tradurrebbe in una dotazione di cittadinanza alla Ackerman di circa 1.700 euro a testa per i 600.000 italiani diventati diciottenni nel corso del 2009.

Questa proposta, tuttavia, si scontra con una forte ritrosia nei confronti di una reintroduzione della tassa di successione. Si leggano i commenti all’articolo su lavoce.info o si chieda ai 50-60enni per credere. Non basta certo una dote di cittadinanza per risolvere i problemi di stagnazione e immobilismo sociale. Si dovrebbe parlare di formazione e accesso al lavoro. Eppure, se non ci si pone il problema della persistenza delle disuguaglianze intergenerazionali e della mobilità sociale non si potrà mai cominciare ad affrontare seriamente il tema del “bamboccionesimo”.



Ringrazio Valentino Larcinese, coautore dell’articolo su lavoce.info per aver stimolato idee e riflessioni riprese ampiamente in questa versione.



Bibliografia

Ackerman B. and A. Alstott (1999), The Stakeholder Society, Yale University Press.

Garnero, A. e V. Larcinese (2010), Una dote da prendere sul serio, 5 febbraio 2010, www.lavoce.info.

ISTAT (2008), Statistiche della previdenza sociale, Roma.

ISTAT (2009), Condizioni di vita e distribuzione del reddito in Italia, Roma.

Larcinese, V. (2006), L’imposta di successione per un fondo giovani, 6 marzo 2006, www.lavoce.info.

OECD (2008), Growing unequal, OECD Publishing, Paris.

Commenti: (2)

 

  1. Vincenzo B. scrive:

    1. Il ministro sedicente socialista Brunetta non ha detto una cosa solo ingiusta, ma una vera e propria sciocchezza. Ma non c’è da meravigliarsi, se i suoi due colleghi sedicenti socialisti, il ministro dell’Economia Giulio Tremonti ed il ministro del Welfare Maurizio Sacconi, hanno progettato e realizzato la manovra finanziaria correttiva (DL n. 78 del 31.5.2010) più scandalosamente iniqua e crudele della storia repubblicana, una manovra che fa pagare ai poveri ed esenta i ricchi.
    2. Non c’è da meravigliarsi se i Paesi anglosassoni – portatori di una cultura liberale, competitiva e meritocratica – abbiano un’elevata imposta di successione, che il liberale Luigi Einaudi considerava l’imposta più liberale (perché favoriva l’ascensore sociale).
    3. Allora l’idea di aumentarla in Italia per finanziare l’accelerazione della autonomia dei bamboccioni, e sottrarli alla “protezione” familiare, appare non solo coerente intrinsecamente, ma anche funzionale ad affermare una cultura nazionale basata su una maggiore propensione al rischio ed alla competizione meritocratica.

Commenta