Un’Italia sempre più dominata dalla “robba”? Ancora su bamboccioni ed eredità.

di Tullio Japelli, Mario Padula e Giovanni Pica Da Lavoce.info

Una delle poche riforme fiscali varate in Italia nell’ultimo decennio ha riguardato le imposte sulle successioni che sono state, in maniera bipartisan, prima diminuite nel 1999-2000 e successivamente abolite nel 2001 dal governo Berlusconi. I dati della Banca d’Italia consentono di valutare l’impatto della riforma sulla propensione a lasciare immobili in eredità. La nuova norma ha aumentato significativamente i trasferimenti intergenerazionali consegnando un paese ancora più immobile e diseguale. Certamente non una buona notizia.

“Un tempo i Malavoglia erano stati numerosi come i sassi della strada vecchia di Trezza; ce n’erano persino ad Ognina, e ad Aci Castello, tutti buona e brava gente di mare, proprio all’opposto di quel che sembrava dal nomignolo, come dev’essere. Veramente nel libro della parrocchia si chiamavano Toscano, ma questo non voleva dir nulla, poiché da che il mondo era mondo, all’Ognina, a Trezza e ad Aci Castello, li avevano sempre conosciuti per Malavoglia, di padre in figlio, che avevano sempre avuto delle barche sull’acqua, e delle tegole al sole”. L’Italia di oggi è molto diversa da quella di Giovanni Verga, ma la scarsa mobilità sociale, che lega le fortune del singolo a quelle della sua famiglia di origine, rimane un tratto distintivo.

UN PAESE INGESSATO

L’Italia è un paese ingessato a causa di innumerevoli barriere all’ingresso (nella scuola, nel mondo del lavoro, nei percorsi professionali) difficili da superare. Purtroppo, nonostante il mantra del merito sia ribadito dai governi di ogni colore, il legislatore, quando ha operato, lo ha fatto in direzione ostinata e contraria. Un esempio? Una delle poche riforme fiscali varate in Italia nell’ultimo decennio ha riguardato le imposte sulle successioni che sono state, in maniera bipartisan, prima diminuite dai governi D’Alema (legge 488/1999) e Amato (legge 342/2000) e successivamente abolite dal governo Berlusconi (legge 303/2001). (1)
L’abolizione delle imposte sulle successioni è stata propagandata dal governo Berlusconi nell’ambito delle misure per il rilancio dell’economia come una misura in grado di dare maggiore slancio all’accumulazione del capitale e alla crescita economica. Tale effetto però, se presente, si concretizzerà solo nel lungo periodo. (2) Nel breve molti invece temono un incremento della disuguaglianza e una minore mobilità sociale.
Per verificare se tali timori sono giustificati è possibile analizzare i trasferimenti intergenerazionali della ricchezza immobiliare in un campione rappresentativo della popolazione delle famiglie italiane basato sull’Indagine sui bilanci delle famiglie della Banca d’Italia. Quella immobiliare rappresenta la quota maggioritaria della ricchezza delle famiglie italiane. Dal confronto internazionale emerge che il 74,4 per cento delle famiglie italiane con capofamiglia con oltre 50 anni è proprietario dell’abitazione di residenza, rispetto a valori compresi tra il 50 e il 60 per cento in Germania, Svizzera, Olanda. In Europa, solo Spagna e Grecia registrano una percentuale di proprietari più elevata che in Italia. (3)
A questo dato si accompagna un’altra caratteristica del patrimonio familiare, se possibile ancor più significativa: il rapporto tra ricchezza immobiliare e ricchezza totale è pari all’87 per cento.

L’IMPATTO DELL’ABOLIZIONE DELLE IMPOSTE SULLE SUCCESSIONI

I dati della Banca d’Italia permettono di valutare l’effetto dell’abolizione delle imposte sulle successioni sfruttando il differente impatto che le riforme degli anni 1999-2001 hanno avuto tra i “ricchi”, ovvero quelli per i quali le imposte sono state abolite solo nel 2001, e i “poveri”, cioè coloro che erano già esenti dall’imposta perché al di sotto della franchigia in vigore prima del 1999.
La figura riporta la percentuale di famiglie che riceve un immobile in dono o in eredità, distinta a secondo che i genitori siano “ricchi” (la curva che unisce i punti contrassegnati dalla lettera H) o “poveri” (la curva che unisce i punti contrassegnati dalla lettera L). Tra le famiglie con genitori ricchi la propensione ai trasferimenti intergenerazionali è più elevata, prima e dopo l’abolizione delle imposte di successione. Prima del 2000, la percentuale di famiglie ricche che lascia un’eredità è mediamente del 32 per cento, quella di famiglie povere del 26 per cento. Dopo la riforma, tra le prime la percentuale cresce fino al 40 per cento, tra le seconde fino al 31. La figura suggerisce quindi che il divario tra famiglie ricche e povere si è ampliato dopo la riforma.

Percentuale di famiglie che riceve un immobile in dono o in eredita,

per occupazione del donatore

Nel complesso, i dati suggeriscono che l’abolizione delle imposte di successione avvenuta in Italia tra il 1999 e il 2001 ha aumentato i trasferimenti intergenerazionali. L’evidenza indica che l’effetto dell’abolizione delle imposte di successione ha aumentato soprattutto la quota di donatori (di circa il 2 per cento), mentre l’effetto sulla ricchezza trasferita è meno forte (un aumento di circa 4 metri quadri trasferiti per le famiglie ricche relativamente a quelle povere). (4)
La valutazione degli effetti dell’abolizione delle imposte di successione fornisce due indicazioni. La propensione a trasferire immobili in eredità è aumentata per tutti, ma il divario tra le famiglie relativamente più ricche e il resto della popolazione si è ampliato significativamente. L’abolizione delle imposte di successione ci ha dunque consegnato un paese più diseguale, certamente non una buona notizia in una nazione già afflitta da immobilità diffusa. (5)

(1) L’articolo 8 della legge 488/1999 innova rispetto alla legge 140/1997 aumentando il livello di esenzione da 250 a 350 milioni di lire per le successioni aperte a decorrere dal 1° gennaio 2000 e fino al 31 dicembre 2000, e a 500 milioni di lire per le successioni aperte a decorrere dal 1° gennaio 2001. La legge 342/2000 individua la base imponibile nel valore della quota di eredità o del legato e rimodula le aliquote d’imposta secondo il grado di parentela dei beneficiari. Questi interventi legislativi comportarono l’eliminazione delle imposte di successione per la gran parte degli italiani. Due misure contribuirono a questo effetto: l’innalzamento del livello di esenzione fino a 500 milioni e l’individuazione della base imponibile nella quota di eredità anziché nell’asse ereditario. Ciò significa che un patrimonio di 750 mila euro (il 95 per cento delle famiglie italiane ha un patrimonio inferiore a quella cifra) diviso tra tre eredi era completamente esentato dalla tassazione con la legge 342/2000.
Le imposte di successione sono state reintrodotte per i grandissimi patrimoni alla fine del 2006 (legge 296/2006). La normativa prevede infatti una franchigia di 1 milione di euro a beneficiario, per il coniuge e i parenti in linea diretta, e di 100mila euro per i fratelli e le sorelle, mentre esclude dalla franchigia tutti gli altri soggetti.
(2) La letteratura sul tema non raggiunge conclusioni univoche. Si veda Kopczuk, Wojciech, (2009), “Economics of Estate Taxation: Review of Theory and Evidence,” Columbia University, mimeo, per una rassegna.
(3) Se si considera l’intera popolazione delle famiglie italiane la quota dei proprietari di abitazioni di residenza sale a 85 per cento.
(4) Per i dettagli dell’analisi vedi Tullio Jappelli, Mario Padula e Giovanni Pica, Estate taxation and intergenerational transfers, CSEF Working Paper n. 243, gennaio 2010.
(5) Vedi Immobilità diffusa, a cura di Daniele Checchi, in corso di pubblicazione presso il Mulino.


Foto di Giordana Pallone

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