Ricette per utilizzare al meglio una sede sindacale. Da Librino, Catania
Librino più che un quartiere credo possa definirsi una cittadina, lo dimostrano i suoi 68.000 abitanti e la divisione in due diverse municipalità. La sua storia inizia nel lontano 1970 quando Kenzo Tange progettò la “new town”, “città nuova ” per l’appunto. La nuova città prevedeva la creazione di 10 quartieri residenziali collegati tra loro da piste pedonali e ciclabili all’interno, e all’esterno da un sistema stradale ad anelli.
Per ogni nucleo erano previste scuole (dalle materne alle medie) nonché centri di servizi e di aggregazione sociale. Il progetto prevedeva anche la costruzione di 200 aule destinate alle scuole superiori e di 16 aree attrezzate per impianti sportivi.
Siamo nel 2007 (questo intervento risale ad un convegno del 2007) e ancora tutto questo non è stato realizzato. Negli anni le varie amministrazioni che si sono susseguite, hanno sempre gestito l’emergenza. L’esigenza abitativa prima di tutto, cooperative edilizie, IACP, Comune, edilizia convenzionata; ma insieme a queste edificazioni non si è proceduto alle opere di urbanizzazione primarie e secondarie, e non ci si è mai adoperati a renderlo un quartiere vissuto e non solo un quartiere dormitorio.
Quando si è aperta la sede della CGIL a Librino, abbiamo voluto che non fosse solo un patronato, come ce ne sono tanti. Abbiamo voluto una cosa diversa, una sede pronta a soddisfare non solo le esigenze realtive ad una singola pratica o ad un singolo utente; ma una sede di riferimento per quanti vogliono che la speranza del cambiamento e del riscatto collettivi non venga abbandonata. Una sede che ospiti quanti hanno tante cose da dire e nessun posto dove dirle.
Il Comune ci aveva consegnato una sede più grande di quella che abbiamo attualmente, perché la metà era in comodato d’uso, (quindi avremmo potuto utilizzarla e cederla solo in caso di richieste per incontri o riunioni riguardanti il quartiere appunto). Durante l’ultima campagna elettorale (coincidenza?, sicuramente) la sede ci è stata tolta e consegnata ad una presunta “associazione” che fa giocare 5 bambini e che tra l’altro prende la luce abusivamente dal condominio. Tutto questo è avvenuto perché abbiamo cominciato a fare le prime richieste “assurde” come la pulizia del quartiere, la derattizzazione di alcune aree o la cura delle aiuole diventate alti cespugli: insomma, quando la CGIL ha cominciato a farsi portavoce di chi ha bisogno di soluzioni.
Nonostante questo si è avvicinata tanta gente, lavoratori, precari, disoccupati, giovani e pensionati. La CGIL offre vari servizi, è presente la FILLEA (la Federazione dei lavoratori edili aderente alla Cgil) – una categoria che investe molto sul decentramento – l’ufficio legale, lo SPI (il sindacato pensionati), l’INCA (patronato), il CAAF (centro per i servizi fiscali). Si è costituito, anche un comitato cittadino, il comitato LIBRINOATTIVO che ospitiamo nella nostra sede.
Insieme abbiamo organizzato delle visite guidate al quartiere, valorizzandone la storia rurale fatta di masserie e antichi palmenti e, aiutati dagli anziani che lavoravano in queste tenute, siamo risaliti agli antichi proprietari ed alle relative storie e leggende. Altre visite sono state dedicate invece al degrado in contraddizione con l’innovazione urbanistica. Hanno partecipato alle visite guidate non solo gli abitanti della zona, ma anche associazioni di altri quartieri e grazie alla collaborazione con l’ARCI turismo di Palermo hanno partecipato licei toscani ed emiliani. L’anno scorso abbiamo anche organizzato una festa di quartiere con dibattito, recital e concerto patrocinato all’APT (Azienda Provinciale Turismo).
A Librino, la CGIL ha organizzato un coordinamento dove gli attori sono, oltre il sindacato, i dirigenti scolastici, alcune associazioni e circoli delle cooperative, il comitato LibrinoAttivo e la parrocchia, che ci ospita volentieri quando abbiamo bisogno del loro auditorium. Da questo coordinamento è nata una “piattaforma per Librino”: richieste e soluzioni possibili da concertare con diversi soggetti dal Comune alla Provincia dall’Università alla Prefettura.
A questa piattaforma siamo arrivati dopo diversi incontri del coordinamento, ma soprattutto facendo partecipare i protagonisti principali: gli abitanti. Abbiamo organizzato alcune assemblee sia per la preparazione di questa piattaforma che per la soluzione di un problema specifico, quello dell’acqua, che ancora non è risolto, portando gli abitanti a manifestare sotto il municipio.Nella piattaforma chiediamo prima di tutto la presenza dello Stato, l’ordine pubblico, con la creazione di un tavolo specifico in Prefettura; è di poche settimane fa, tra l’altro la notizia di una retata sfociata in guerriglia urbana tra polizia, finanza e vigili urbani e gli abitanti di un palazzo conosciuto come il palazzo di cemento o per quelli della zona “il palazzo delle mani”, cioè un palazzo con cunicoli stretti da dove escono solo le mani per porgere la droga ed entrano mani per pagarla; in questo palazzo c’è scritto “non ci prenderete mai”.
Chiediamo anche misure a sostegno del sociale, nonché del decentramento di uffici e servizi pubblici; ma chiediamo anche la presenza di scuole superiori e dell’università oltre alla creazione di una importante residenza sanitaria pubblica, e soprattutto la realizzazione di un’area commerciale e artigianale, prevedendo anche la possibilità di agevolazioni sulle imposte comunali affinché nel quartiere possa essere rilanciato questo tipo di attività e quindi possa essere vissuto anche da chi non ci abita.
Tra gli incontri che abbiamo organizzato c’è anche quello sull’urbanistica partecipata, insieme al dipartimento di urbanistica della facoltà di ingegneria di Catania abbiamo cercato di portare avanti un progetto di partecipazione denominato “il quartiere come lo vogliamo noi”. Questi incontri hanno lo scopo di rendere partecipi ed insieme protagonisti i cittadini sulle trasformazioni del nostro quartiere.
E per agganciare la partecipazione oltre che sull’urbanistica anche sulle varie problematiche oggi prioritarie a Librino, abbiamo, in collaborazione con la Facolta’ di Scienze politiche, elaborato un questionario conoscitivo da sottoporre ad un campione rappresentativo degli abitanti.
Tutto questo per avere un quadro, quanto più possibile vicino alla realtà su come si sentono e cosa vogliono gli abitanti di Librino.
Questo è ciò che ha fatto in 3 anni la CGIL a Librino. Tra fatiche, lentezze e qualche minaccia più o meno velata di qualche consigliere di quartiere pregiudicato. Abbiamo cercato di riprenderci il territorio e ciò che si è perso dal 1989: la politica e la partecipazione, insomma il contatto con la gente.
Io non so se sia giusto o meno colmare il vuoto lasciato dai partiti di sinistra oggi troppo impegnati a discutere di partito unico, pacs, ponti e tav. Ma penso che qualcuno dovrà sostenere le ragioni dei deboli, di chi non ha nulla e di chi non parla più, vuoi per stanchezza, per opportunismo, per la consapevolezza di impotenza, per qualsiasi motivazione possibile. La CGIL è una grande “forza sociale” e come tale, a mio avviso, ha sempre avuto ed ha una grande responsabilità nel Paese, nei periodi storici più delicati.
Alla luce già dei primi segnali di come le periferie stanno ormai scoppiando, e non solo nel mezzogiorno d’Italia, è prioritario occuparsi di politiche di intervento mirato a ridurre la disgregazione sociale cominciata negli anni ’90 con la crisi politica, economica, sociale che e’ anche il portato della precarietà del lavoro.
Oggi la grande necessità delle periferie è quella di essere rieducate all’idea dei diritti, nel momento in cui si è perduta la consapevolezza di averli. Le periferie abbandonate e senza regole fanno comodo a quanti ne fanno affari economici e politici, infatti a Librino c’è un grande commercio di droga e alle scadenze elettorali puntualmente vengono restituite, all’interno delle cabine elettorali, tutti i favori e tutti silenzi. La partecipazione è un sistema efficace. Certo è un processo lungo perché la gente, appunto, ormai ha perduto la fiducia, ma passo dopo passo si può costruire una rete che colleghi i vari quartieri, le diverse città, ridare alla popolazione la possibilità di essere protagonisti.
Le sedi periferiche della CGIL rappresentano una grande opportunità per la conoscenza del territorio, è da qui che dobbiamo cominciare a lavorare, cercando di ricucire un tessuto ormai sgretolato. Individuando progetti e iniziative che servano a stimolare i pensieri e collaborare insieme con le associazioni che lavorano nei quartieri. Portare lavoro e cultura nelle periferie questo deve essere il nostro obiettivo. E allora facciamoci portatori sani di un’Italia migliore. Il futuro di questo Paese dipende dalle periferie.
Sara Fagone e dirigente della Fillea di Catania ed e’ la responsabile della sede di Librino della Cgil.
Intervento tenuto al convegno “Dalle citta’ il nuovo Mezzogiorno. Rigenerazione urbana, coesione sociale, diritti e lavoro nelle citta’ meriodionali’, organizzato dalla Cgil nazionale e tenutosi a Bari il 13 e 14 Febbraio 2007.

