Parliamo ancora di Camere del Lavoro: da Bergamo, la storia di Toolbox.

Per capire da dove nasce l’esperienza di Toolbox a Bergamo (vedi qui una presentazione sintetica), occorre partire da lontano. La disgregazione della nostra società, considerata come un organismo in cui ogni elemento ha una specifica funzione, elabora i propri obiettivi e individua i mezzi necessari per raggiungerli, socializza i nuovi membri e punisce coloro che non rispettano le norme, porta, nel nostro tipo di società, a una forma di individualismo che resiste all’applicazione delle regole della vita collettiva(soprattutto in Italia…) e vi sostituisce le regole del mercato in cui si manifestano preferenze multiple, mutevoli ma influenzate dalla pubblicità oltre che dalle politiche pubbliche.[1]

Il crollo della solidarietà attiva tra soggetti in primis colpisce i luoghi pubblici classici, sostituendo i luoghi d’aggregazione in luoghi di consumo/accumulazione. Da dove si deve ripartire? Recependo l’individuale dal territorio e restituendo valori culturali collettivi. I nostri valori, democratici, antifascisti, antirazzisti, di solidarietà attiva tra categorie sociali, di rivendicazione nei luoghi di produzione, di ridistribuzione della ricchezza creata dall’accumulazione.


Cos’è Toolbox?

Toolbox è un  luogo aggregativo completamente finanziato dalla Camera del Lavoro di Bergamo.

Il nuovo punto di aggregazione nasce a Bergamo, città con forti problematiche di aggregazione collettiva. Le uniche forme sono strettamente collegate agli esercizi commerciali ed alla Curia.

Gli esercizi commerciali si occupano essenzialmente di offrire ludicità a carissimo prezzo, disponibilità della connessione internet Wi-Fi se consumi, disponibilità ad ospitare mostre se paghi lo spazio espositivo…

La Chiesa Cattolica dal canto suo, invece, non offre spazi musicali e culturali in senso stretto. L’aggregazione non è mediata dal consumo economico bensì dal “consumo culturale”, centri aggregativi, ludoteche, oratori in ogni quartiere. La Curia bergamasca si distingue da altre forme di aggregazione soprattutto grazie alla capillarità della propria offerta religiosa e quindi culturale. Di per se le forme cattoliche non presentano grosse situazioni di marginalità futuribile per le generazioni di nativi, il discorso diviene più complesso se si ragiona sulle seconde generazioni di migranti soprattutto se queste mantengono un credo religioso diverso da quello cattolico, per loro le porte degli oratori non sono spalancate. Esistono dei distinguo da fare, la Caritas Diocesana seppur costola della Chiesa è impegnata in progetti di solidarietà attiva per migranti di qualsiasi credo.

Bergamo è una tra le città più ricche dell’Italia settentrionale. All’interno di certi luoghi non vi puoi entrare se non consumi, è notizia degli ultimi giorni che la tendenza sta diventando sempre più subdola, non entri se non dai l’idea di potere consumare o se hai il colore della pelle “sbagliato”[2]…L’ aggregazione a prezzi elevati non risulta un problema per molti, per alcuni è viceversa l ‘inizio dell’emarginazione sociale.

L’esperienza di Toolbox ha un forte potenziale perché va a colmare un vuoto strutturale (Chiesa e Esercizi Commerciali) ed un vuoto politico, causato dalle normative locali sulla fruizione degli spazi pubblici. Le regole del Comune di Bergamo, infatti, limita molto gli spazi e i modi di  aggregazione  fissando regole e norme molto severe. La musica dal vivo non è esente da questa repressione, nei locali pubblici  non può essere suonata oltre le ore 23, fino ad un anno fa il regolamento comunale vietava addirittura l’uso delle percussioni.

Non esistono molti luoghi dove i giovani possono esprimere le proprie attitudini artistiche, da quelle musicali alle arti visive. Toolbox nasce appunto come luogo-laboratorio contenitore al servizio dei cittadini più giovani, coloro che per primi vivono situazioni di precarizzazione molto più evidenti rispetto alla generazione precedente. Il punto di forza sta proprio nel lasciare la libertà di espressione ai giovani del territorio e di fornire un servizio di aggregazione fuori dalle logiche del mercato.

Allo stesso tempo toolbox si propone di recepire quindi questi bisogni e di esportarli all’esterno, traducendoli in piattaforme di rivendicazione sociale. Tra i progetti attivi in toolbox vi è l’offerta di connessione e di PC fruibili per tutti/e. La discontinuità rispetto alla prassi bergamasca diviene efficace soprattutto grazie alla progettualità su giovani artisti emergenti che all’interno del nuovo spazio possono esporre, produrre, fruire di tutto ciò che riguarda le arti visive e musicali. Come si può ottenere tutto ciò in un unico spazio? Essenzialmente progettandolo in maniera modulare, al pomeriggio oltre ai servizi CGIL si può usufruire di uno spazio lettura/biblioteca, i muri sono occupati dalle esposizioni di giovani artisti, la sera l’offerta diventa musicale/culturale, concerti, presentazioni di libri, dibattiti. La modularità nell’arredamento fornisce queste possibilità.

Toolbox nasce quindi con l’intento di riproporre la dimensione collettiva  al di la’ dell’inidvidualismo, attraverso l’offerta aggregativa culturale, politica ma anche ludica.  Toolbox è un’idea “nuova” che ricalca gli “antichi” modelli aggregativi, a partire da quello delle Camere del lavoro, che erano luoghi di scambio sociale e culturale oltre che sedi sindacali. Ci si trovava, insomma, nelle Camere del Lavoro anche solo per ragionare, discutere,giocare a carte: anche questo creava un senso di appartenenza collettiva, sulla base del quale si potevano poi costruire le stesse campagne di mobilitazione sociale. Ecco, Toolbox, vorrebbe ripercorrere – profondamente innovandola – quella strada.

Diego Verdoliva e’ uno degli animatori del progetto Toolbox

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