Nei centri commerciali il sindacato si fa iper-moderno

Piove che si fa? Si va al centro commerciale. Sono finite le partite di calcio, che facciamo? Una passeggiata al centro commerciale. Non ho fatto la spesa ed oggi è festa, come posso fare? Vai al centro commerciale, è sempre aperto.

Il centro commerciale, una struttura che comprende tanti negozi, attività commerciali di tutti i tipi e marchi, aperto dalle 10 alle 22, 7 giorni su 7. Il più grande della Regione, il più grande d’Italia, ogni centro commerciale che apre tenta di superare il record precedente. Un format sempre uguale, con gli stessi punti vendita, a volte anche collocati nella stessa posizione, comodamente raggiungibili con l’automobile. Enormi ipermercati o supermercati come Auchan e Coop, megastore di marchi sportivi come Adidas e Nike, dall’intimo ai casalinghi, dai ristoranti etnici ai fastfood. Ogni pretesto è buono per recarsi al centro commerciale, lo shopping è solo una delle tante motivazioni che fanno muovere le persone verso queste “cittadelle del consumo”: il clima, troppo caldo o troppo freddo, la pioggia e il mal tempo, per una passeggiata, un aperitivo o per necessità.  La creazione ed il proliferare di centri commerciali nei centri abitanti o nei dintorni, ha sicuramente modificato il comportamento del cliente/consumatore e gli stessi modelli di consumo. I centri commerciali sono diventati dei punti di riferimento per le attività sociali e culturali trasformandosi così in spazi di aggregazione. Uno spazio fisico che assume anche ruolo di spazio sociale, dedicato al divertimento e al tempo libero, a sostituzione dei tradizionali punti di riferimento culturali.

Non sappiamo se sia stata l’offerta (i centri commerciali) a modificare la domanda o viceversa,  sicuramente però le richieste dei consumatori, i modelli di consumo e l’organizzazione delle attività si sono adeguati ai cambiamenti. L’obiettivo è quello di aumentare l’affluenza al centro commerciale e quindi la spesa dei consumatori, sfruttando il fatto che la motivazione che spinge verso questi spazi non è solo e direttamente per gli acquisti.


Centri commerciali: un dilemma sindacale

Orari di apertura sempre più lunghi, aperture domenicali e festive ormai ordinarie, attività sociali, offerte, sconti, fidelity card, le imprese stanno mettendo in campo ogni strumento di marketing che possa avvicinare i clienti, se pur non con il chiaro obiettivo dell’acquisto.

A subirne le conseguenze anche l’organizzazione del lavoro: turni costantemente modificati, aumentati o diminuiti a seconda delle esigenze aziendali, orari di lavoro frammentati con un utilizzo incontrollato dei part time, aumento estremo della richiesta di disponibilità e flessibilità ai lavoratori. Il centro commerciale, ha poi un’altra particolarità: concentra in un grande spazio lavoratrici e lavoratori di diversi settori e tipologie contrattuali. Oltre infatti ai dipendenti dei negozi e supermercati, inquadrati nel contratto nazionale del commercio, molti sono i lavoratori delle ditte di pulizia, vigilanza privata, ristorazione. Mansioni, tempi di lavoro ed esigenze diverse, ma prestando il loro servizio all’interno di un unico sito hanno anche molte problematiche in comune che dovrebbero essere disciplinate in un unico contratto per poter dare uguali diritti a tutti indipendente dal fatto di lavorare in un grande supermercato o in un piccolo bar o per una impresa di pulizie.


L’invenzione del “contratto di sito”

In alcuni casi si è provato a proporre un “contratto di sito”, un contratto di secondo livello che possa appunto contenere gli aspetti normativi più strettamente legati ad uno specifico centro commerciale. Nell’agosto del 2009, per esempio, è stato siglato un accordo sindacale unitario per gestire i giorni e gli orari di apertura degli esercizi commerciali dell’Outlet Village Franciacorta di Rodengo Saiano in provincia di Brescia.

Sono state definite le condizioni e i termini di lavoro nei minimi particolari, per il personale già impiegato e per i possibili nuovi assunti, circa 800 dipendenti, per la maggior parte giovani donne, in forza nei diversi punti vendita, ristoranti, bar, ma anche addetti alla manutenzione e alla guardiania e quindi lavoratori in regime di appalto. Orari di apertura dei giorni feriali e dei festivi, eventuali chiusure o aperture straordinarie, riposi settimanali e corsi di formazione per i nuovi assunti, e soprattutto il riconoscimento della maggiorazione sul lavoro svolto la domenica, del 10% per tutti, compresi i lavoratori delle ditte in appalto (servizi di pulizia e di vigilanza). Una particolarità, importante dell’accordo, l’apertura di un ufficio sindacale all’interno dell’Outlet. Il contratto di sito permette anche di prevedere la figura del delegato di sito: un rappresentante che possa parlare a nome di tutti i lavoratori che a vario titolo operino all’interno del centro commerciale. Il valore aggiunto di questo ancor poco diffuso tipo di contrattazione e di rappresentanza è quello di poter dare voce e forza a quei lavoratori, spesso in appalto e con contratti precari, che transitano nel microcosmo del centro commerciale.


Sconfiggere l’isolamento

Il centro commerciale, che per i consumatori è diventato un centro di aggregazione, dal punto di vista della Filcams è un luogo di “isolamento sociale”, soprattutto per le lavoratrici ed i lavoratori che vi sono occupati. Luoghi spesso lontani dai centri abitati e dai servizi essenziali quali asili, banche, uffici pubblici; luoghi in cui i nostri lavoratori passano quello che per gli altri è il tempo libero: sabato, domenica, vigilie di Natale e festività varie, ogni giorno è uguale all’altro. Senza contare il fatto che spesso, a causa dei turni spezzati e schizzofrenici a cui sono sottoposti, i lavoratori passano all’interno del centro commerciale 10 ore consecutive!

A volte ci dimentichiamo che il commesso che ci serve al bancone ha dei figli, o la cassiera del supermercato ha un fidanzato che l’aspetta a casa: un diverso punto di vista può dare buoni spunti di riflessione per il futuro.

Daria Banchieri e Roberta Maineri lavorano presso la Federazione Italiana Lavoratori Commercio, Turismo e Servizi (Filcams) aderente alla Cgil.




Commenti: (2)

 

  1. ROSSELLA scrive:

    Peccato che questi accordi non siano mai stati rispettati! Ho lavorato al Franciacorta Outlet fino allo scorso giugno e nonostante i nuovi accordi sindacato-outlet del 2009 la mia retribuzione domenicale non è cambiata di un centesimo come anche il diritto alla pausa pranzo pagata è rimasto un’utopia.
    Apriamo gli occhi!

  2. Ilaria scrive:

    Confermo il fatto che al Franciacorta outlet village gli accordi non sian del tutto rispettati, nemmeno quello dei 7 giorni di chiusura annua!!! Per tutelare i loro interessi hanno tolto persino il “calendario annuale delle aperture”…

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