Aridatece il sogno americano

«Ai miei tempi, ti davi da fare, senza pensarci troppo e sapevi che avrebbe portato a qualcosa di nuovo e migliore». Non ha dubbi David Nicholson, mentre parla con il New York Times della storia di suo figlio. Il primo ha 57 anni, il secondo 24 e una carriera universitaria di prim’ordine. Ora, racconta il quotidiano di New York, passa il suo tempo a casa del babbo a cercare sui siti delle compagnie che lavorano nel suo campo di studi. In diverse settimane ne ha trovato uno, non pagato granché e soprattutto senza prospettive. Meglio aspettare. Ma quanto? E cosa?

Gli Stati Uniti non sono più la patria delle certezze, quelle certezze che, secondo l’ex columnist del New York Times e oggi collaboratore della New York Review of Books, Jeff Madrick – che ha parlato a Roma ad un piccolo seminario organizzato alla Facoltà di Economia in giugno -  erano la base del sogno americano. Secondo Madrick non è vero che il grande problema che vive oggi la prima potenza mondiale sia un tragico aumento delle disuguaglianze, ma proprio la fine dell’idea che di nonno, in padre, in nipote, le cose andranno sempre, inesorabilmente, meglio. Una pausa c’era stata eccome, negli anni ’29-’35, ma in quel caso la politica aveva rilanciato, convinto il Paese. Oggi non sembra andare così e la causa non sono le disuguaglianze, ma un sistema incapace di rinnovarsi nel profondo. «Se guardate ai dai assoluti scoprirete che c’è stato un enorme trasferimento di ricchezza verso il quintile più alto» spiegava ancora Madrick, «Stiamo parlando di tutta la dirigenza dei grandi gruppi finanziari e non, stiamo parlando dei premi e dei bonus».

Le disuguaglianze negli Usa sono aumentate soprattutto perché è cresciuto in maniera esponenziale il reddito dei ricchi. Ovvero, è la finanza che ha mandato in tilt il sogno americano, quello per cui i figli sarebbero sempre stati meglio dei padri (quello era il sogno, non quello per cui chiunque poteva diventare ricco, sostiene Madrick). Tutti altri redditi, quelli del ceto medio, quelli dei poveri, sono rimasti sostanzialmente alla stessa distanza gli uni dagli altri. Tutti però, guadagnano meno di un tempo.  Almeno a guardare i dati sui redditi recentemente pubblicati negli Stati Uniti. Se si escludono le persone che hanno un bachelor deegre, il cui reddito medio è aumentato rispetto a quello dei loro coetanei nel 1979, tutte le altre categorie di istruzione stagnano o arretrano. Meglio le donne: la disparità di reddito è diminuita e dunque queste guadagnano un poco di più delle loro madri – salvo quelle che non hanno fatto almeno la high school, loro sono come i maschi, guadagnano meno. Più in generale e facendo una comparazione con anni più recenti (2000-2009) c’è da verificare come i redditi sono fermi : al netto dell’inflazione un salario medio di un college graduate o di un high school graduate era più basso nel 2009 che non nel 2000. Altro che sogno.
Come avvenne negli anni della Grande Depressione le giovani generazioni rinunciano all’idea di farcela e accettano quella di restare o (peggio) tornare a carico dei loro genitori. E a differenza di questi o di coloro che sono già abbondantemente nel mercato del lavoro – perché magari non avendo studiato sono partiti prima per il mondo dei grandi – non percepiscono neppure un sussidio di disoccupazione.
Qualche dato? Secondo uno studio pubblicato di recente c’è poco da discutere, tra 1970 e 2000 il numero di giovani americani che non si sposano, non fanno figli, non sono indipendenti è andato aumentando in maniera solida e costante. E la crisi economica sta solo confermando e accentuando questo trend. Sono in aumento i millenials che dipendono in qualche misura dai genitori, quelli che studiano, così come quelli che lavorano. E nell’ultimo anno, il 13% dei genitori intervistati sul tema dal Pew research centre ha raccontato che il proprio figlio o la propria figlia è tornato a casa perché non ce la faceva più. Avere un lavoro per sbarcare il lunario da studente, ripagare i debiti contratti per studiare, mantenersi e magari far fronte agli eccessi di consumo dovuti all’idea di essere cresciuti in una società dove indebitarsi è assolutamente normale, comincia ad essere molto difficile. E sono sempre meno quelli che ce la fanno. O che ne hanno voglia.

Qualche sociologo ipotizza infatti che di fronte ad una tendenza cambi anche l’attitudine della famiglia nel suo complesso: e così, se restare a casa non è uno stigma, ci sono più persone che evitano di farsi la violenza di lasciare il focolare o più padri e madri che incoraggiano a rimanere nella propria stanzetta con i poster del football, delle rockstar alle pareti e il guantone da baseball sul comodino. In sintesi e per dare un numero tra gli altri, nel 1970 il numero di ventenni che viveva da solo prima di sposarsi era doppio rispetto ad oggi. Il percorso dei millennials, insomma, a confronto di quello dei baby boomers, è quello di poche opportunità, poche scelte e scarsa voglia di intraprenderle perché manca entusiasmo e si ha la sensazione (giusta) che dalla vita non sia lecito aspettarsi il meglio. Era successo ai ragazzi della generazione cosiddetta G.I., quelli che avevano combattuto la guerra mondiale contro Hitler. Ma il mondo era più duro, non si era cresciuti a Mtv, Starbucks e carte di credito. Comunque, anche i G.I.’s avevano costruito un mondo più garantista e garantito, avevano superato una crisi epocale, l’avevano presa di petto. Oggi sembra, in America come in Europa, che le opportunità per spingere la società a cambiare direzione non ci siano. Del resto – paradossale no? – la generazione dei baby boomers, quella che è cresciuta contestando la cultura arretrata in un mondo piuttosto garantito è quella che ha inventato la società delle opportunità. Ma Tony Blair, Bill Clinton e Walter Veltroni non hanno fatto il militare e non sono mai stati precari. Più facile per loro immaginare le opportunità, ne hanno avute parecchie.


Martino Mazzonis

Commenti: (2)

 

  1. [...] in calo, più anni a casa e la paura di non sapere che fare…un poco come da queste parti. Un nostro articolo per molecole qui. 19/07/2010 Categorie: Elezioni, Geografia, Demografia, Post, Società, economia. Segui i [...]

  2. [...] la condizione giovanile mostra vistose crepe anche negli Usa, come si legge in questo bell’articolo su “molecole”, il sito dei giovani [...]

Commenta