2+2=5
-Un racconto di Antonello De Luca-
L’essere umano di questa storia lavora in un negozio di scarpe nel centro storico, una boutique precisamente, e quella mattina una signora, con una collana d’oro di circa 120 grammi, compra una paio di scarpe di 650 euro. Dopo l’acquisto, la signora, infastidita dall’evidente peso del suo collier, uscendo decide di toglierselo e, quasi se si trattasse di una carta sporca, di gettarlo con noncuranza nella borsetta. La signora non possiede una grande manualità e in quel momento ha entrambe le mani impegnate nel reggere vari pacchi e pacchetti. Così il collier d’oro di 120 grammi le scivola tra le dita, finendo in una grata nella strada e da lì nelle fogne della città.
Inutile raccontare ciò che è accaduto dopo. Non è pertinente ai fini di questa storia. Ciò che lo è, in realtà, è la matematica applicata al tempo.
Ovvero: calcolando che il prezzo dell’oro sul mercato è di 16-18 euro al grammo e che lo stipendio mensile dell’essere umano di questa storia è di circa 1026 euro[1] al mese, quella signora, quella mattina, solo tra scarpe e collana, ha sprecato più del doppio dello stipendio mensile dell’essere umano di questa storia. Circa 2.105 euro, per essere precisi.
L’essere umano di questa storia dovrebbe lavorare 320 ore, per recuperare al danno fatto in dieci minuti scarsi da una persona distratta, dalle non eccelse doti manuali.
Sta pensando proprio a questo, l’essere umano di questa storia, mentre torna a casa. Alle non eccelse doti manuali della signora e alle 320 ore che dovrebbe lavorare, se quel danno, l’avesse fatto lui. Ormai è da un po’ che ragiona in questi termini: cioé quanto deve lavorare per potersi permettere un qualsiasi oggetto.
Così ha imparato che ogni singolo caffé lo paga 7 minuti e 50 secondi, mentre una bottiglia di té costa 12 minuti e 18. L’essere umano di questa storia ha imparato a calcolare che, visto che paga una stanza 400 euro mensili (in un appartamento affittato in nero con altre 3 persone), in realtà quella stanza gli costa 3.750 minuti del suo lavoro, che equivalgono a poco più di 62 ore, ovvero a quasi 8 giorni lavorativi, esclusi i sabato e le domeniche[2]. L’essere umano di questa storia ha provato ad aggiungere le varie spese condominiali e di riscaldamento (facendo una media dei mesi invernali), di luce, di gas e di acqua, e si è reso conto che, euro più euro meno, spende sui 535 euro mensili, che tradotti in giorni lavorativi fa 2 giorni e mezzo circa. In pratica, l’essere umano di questa storia, solo per avere un tetto sulla testa deve lavorare due settimane.
Ma l’essere umano di questa storia deve anche mangiare.
Non fa colazione a casa, perché si sveglia alle 7 del mattino e il negozio di scarpe, anzi la boutique, dove lavora apre alle 8.15 circa. Quindi fa colazione al bar. Nel bar del centro storico, dove l’essere umano di questa storia beve un’amara miscela di caffé italico accompagnandola con un cornetto dal retrogusto di legno e naftalina, fare colazione costa 1 euro e 80 centesimi. Tradotti sono circa 16 minuti e 8 secondi di lavoro, che moltiplicati per i giorni lavorativi fanno poco meno di 6 ore di lavoro al mese. Aggiungendo il pranzo e la cena, l’essere umano di questa storia ha scoperto che per avere un tetto sulla testa e per nutrirsi per un mese, ha bisogno di lavorare almeno un mese e cinque giorni. Sia sabato che domenica. Un po’ come bere 2 litri d’acqua per poi pisciarne 3.
I conti non tornano.
È doveroso altresì aggiungere, che l’essere umano di questa storia ha smesso di fumare e da quando le birre nei locali costano dai 5 agli 8 euro, ha smesso di andare nei locali. In generale, obtorto collo, sta pensando seriamente di smettere di bere, visto che non può letteralmente “bersi così tante ore in così pochi minuti”.
Infine, l’essere umano di questa storia sta pensando di farsi una famiglia con l’essere umano che ama. Solo quando pensa a questo, smette di pensare alla matematica applicata al tempo. Perché se ci pensasse, dovrebbe calcorare che per mantenere una famiglia non basterebbe un anno solare di lavoro. E se pensasse a questo, gli verrebbe da pensare di riuscire a farsi una famiglia solo sconvolgendo le regole della matematica. Di riuscire a farsi una famiglia solo quando 2 più 2 farà 5.
L’essere umano di questa storia pensa di provare a sconvolgere le regole della matematica, ma questo, ai fini di questa storia, non è pertinente.
[1] Un essere umano alla prima esperienza in un negozio di scarpe, anzi in una boutique, guadagna meno di 1026 euro al mese. Qualsiasi negozio di scarpe, anzi boutique, si tratti.
[2] Giornata lavorativa: classiche 8 ore.
Commenti: (1)


Di queste storie ce ne sono migliaia: l’essere umano in questione potrebbe essere un mio amico, la donna che amo, o il mio vicino di casa o io stesso, se perdessi il mio lavoro o semplicemente non mi rinnovassero il contratto.
Quel che mi pare pazzesco, è che stiamo diventando vecchi soggiogati da quelli che hanno l’età dei nostri padri e della nostre nonne.
E non c’è un cazzo di nessuno che seriamente voglia cambiare le cose.
Non c’è un cazzo di politico di merda che capisca che per vivere una vita normale vorrei solo:
- poter accedere a un lavoro degnamente pagato e senza contratti a termine a vita;
- poter immaginare di comprare una casa o di affittarla senza l’aiuto dei miei genitori;
- poter pensare che a 38 anni sarebbe anche l’ora di poter immaginare di fare un figlio, ma anche volessi, cmq non posso.
Una sola domanda?
Perchè -io che ho sempre creduto in un poltica di sinistra o centro sinistra- dovrei andare a votare???
Tanto i miei problemi resteranno sempre gli stessi.