Sindacalizzare gli studi professionali? Ci stiamo provando!

Era una sera di marzo, eravamo a prendere un aperitivo da Bibli, una libreria di Trastevere al centro di Roma, dove si organizzano anche iniziative culturali, presentazione di libri e quant’altro. L’indomani, proprio lì, la Filcams avrebbe organizzato un piccolo evento.

Eravamo con alcune ragazze e ragazzi che svolgono il praticantato negli studi professionali, quelli che aspirano a diventare futuri avvocati o notai. Hanno raccontato episodi e aneddoti della loro vita lavorativa, hanno spiegato come funziona questo mondo cosi variegato, cosa devono fare e quali ostacoli devono superare i giovani laureati che vogliono intraprendere la “carriera”.

Stupore ed incredulità al sentire i loro racconti. Un percorso faticoso e problematico, costituito da ostacoli a volte inutili, e pratiche sedimentate al limite della comprensione.

Durante la descrizione di alcune situazioni ci siamo ritrovati anche a ridere, dinamiche ormai date per scontate, a cui però si stenta a credere.

Al sesto piano del tribunale penale di Roma, per esempio, i praticanti vengono mandati per richiedere informazioni relative ai processi in corso. Tante sono le persone che vi si rivolgono, che sin dalla mattina presto ci sono lunghe file di giovani in attesa del loro turno. Sono talmente lunghe, queste file, che i praticanti arrivano all’alba e, anche se non possono ricevere materialmente il loro numero dagli addetti dell’ufficio ancora chiuso, formano una fila ufficiosa al bar, con tanto di ordine di arrivo appeso alla porta del bar.

Una modalità ormai accettata da tutti, ma che forse è lo specchio di questo strano mondo.

Un mondo, appunto. Perché il settore degli studi professionali è composto da oltre 2milioni tra lavoratrici e lavoratori (il 3,3% della popolazione). Giovani praticanti, assistenti di istituti notarili, partite IVA, tanti giovani che, nonostante l’alta professionalità rimangono nell’ombra, nascosti, soprattutto a causa della frammentazione del settore.

Negli ultimi anni, però le professioni hanno assunto un ruolo molto più importante e strategico per l’economia italiana (producono circa il 12,5% del Pil).

Ma le incongruenze sono troppe.

Tanto studio, tante aspettative, tanta attesa per quel giorno in cui “si diventerà qualcuno”, in cui il tanto atteso titolo potrà essere posto davanti al proprio nome e lanciarsi in una splendida carriera giuridica, senza dover più essere il braccio di qualche altro avvocato, commercialista o professionista qualsiasi.

Ma la gavetta è fin troppo lunga, troppi gli ostacoli e le limitazioni alla professione. Per un avvocato ad esempio si parla di due anni di praticantato da affrontare solo con un piccolo rimborso spese (quando c’è), un esame di stato, composto da uno scritto ed uno orale a distanza di un anno e spesso vissuto come uno dei peggiori incubi, tra controlli della polizia e situazioni surreali, rinchiusi in palestre per tre giorni consecutivi.

Durante il periodo, poi, che dovrebbe essere di formazione, per prepararsi alla professione, la maggior parte dei giovani svolgono un ruolo di “segretario tutto fare”, sbrigando tutte quelle questioni che l’avvocato o l’ingegnere titolare dello studio, non riesce o non ha voglia di fare.

Inoltre, come se non bastasse, c’è al vaglio una proposta di legge per la riforma delle professioni, che complicherebbe ulteriormente l’accesso alla professione. Se da un lato sarebbe opportuno migliorare il periodo di formazione, dall’altro si rischierebbe di far diventare la carriera di avvocato come di altre professioni, una casta chiusa per pochi eletti.

Tanti rallentamenti e poche tutele.

La Filcams Cgil, vicina alla categoria dei professionisti, si sta impegnando su due fronti: da un lato con un’azione di contrasto alla riforma delle professioni e dall’altro tramite un’azione propositiva sul versante contrattuale.

L’obiettivo è quello di migliorare ed ampliare il quadro normativo di questo settore a sostegno e tutela degli oltre 900mila addetti interessati dal rinnovo.

Occorre ripensare la sfera di applicazione del contratto, guardare all’intero mondo delle attività professionali con l’obiettivo di definire compensi equi, diritti e tutele (assistenza sanitaria, previdenza, formazione) per tutti.

Considerate le caratteristiche del settore, la formazione assume valore strategico. Gli strumenti della bilateralità mettono a disposizione risorse per la formazione continua, ma è necessario stabilire rapporti tra il fondo per la formazione, le Regioni e le Università.

Attraverso l’incentivazione del secondo livello di contrattazione sarà possibile sperimentare nuove  forme di ricerca e di analisi dei fabbisogni, per individuare nuove figure professionali e sarà terreno utile per la sperimentazione di nuove forme organizzative e di rappresentanza.

Il 10 settembre scorso si è tenuto il primo incontro per il rinnovo del contratto nazionale degli studi professionali per cui la Filcams ha presentato la propria piattaforma rivendicativa.

Le parti datoriali hanno dichiarato l’interesse a proseguire il confronto confermando anche la volontà di trovare soluzioni sia sul versante delle materie relative al lavoro dipendente – quali la sfera di applicazione, la classificazione, la  formazione, il mercato del lavoro, la sicurezza sul lavoro, il trattamento economico – sia sulle materie relative ai diversi addetti al settore, da affrontare come specificità dello stesso, quali il praticantato, le partite iva e i collaboratori.

In tema di secondo livello di contrattazione, inoltre, è stata dichiarata la volontà di dare avvio, a Contratto collettivo Nazionale definito, alla contrattazione territoriale regionale, a partire dalla Regione Veneto.


Daria Banchieri e Roberta Manieri operano presso la FILCAMS CGIL Nazionale

Commenta