Ecco perché un collaboratore a progetto dovrebbe manifestare con un operaio di Pomigliano
Perché un collaboratore a progetto dovrebbe manifestare con un operaio di Pomigliano?
Questa è una domanda importante, una di quelle che dovrebbe animare il dibattito di ogni assemblea sindacale.
L’operaio di Pomigliano è stato privato di alcuni diritti fondamentali normati nel contratto nazionale di lavoro, tra questi la certezza di ricevere la retribuzione completa in caso di malattia.
Il collaboratore a progetto in caso di malattia non riceve alcun compenso, una misera indennità dell’INPS arriva successivamente ed è mediamente inferiore alla metà del reddito perso, reddito che normalmente è stabilito in maniera unilaterale dal datore di lavoro.
Anche un insegnante a tempo indeterminato di una scuola privata non riceve la retribuzione piena in caso di malattia, poiché il contratto nazionale ANINSEI non la prevede, e se questo insegnante lavora in una scuola di lingue da qualche anno si vede applicato un contratto di sotto-tutela firmato dalla sola UGL, senza alcun mandato di rappresentanza. Il motivo è semplice: le scuole private rappresentano un settore debole e frammentato.
Le deroghe, i contratti nazionali di sotto-tutela, l’individualizzazione del contratto di lavoro, il ricatto dello scambio occupazione/diritti non sono certo fenomeni che nascono oggi, ma figli di un processo in corso da almeno 15 anni.
Questa è la storia di un paese che per reggere la competizione internazionale ha scelto di caricare il rischio di un mercato più aperto e competitivo solo sui lavoratori, in particolare quelli più deboli, che spesso hanno il volto di un giovane, un migrante, una donna. Allo stesso tempo il reddito dei lavoratori dipendenti è stato compresso e l’autorità salariale del sindacato è entrata in crisi.
Mentre il potere d’acquisto dei salari stabiliti dalla contrattazione collettiva declinava, i lavoratori un po’ più fortunati hanno potuto godere di un salario individuale, liberalmente erogato in forma unilaterale dai datori di lavoro, che cosi’ redistribuivano la produttività a modo loro. Sempre in questi 15 anni una fascia di lavoratori è rimasta intrappolata nell’area grigia della precarietà, priva dei più elementari diritti.
Un enorme esercito di riserva, collocato nella periferie delle filiere produttive, spesso fuori dalle tutele della contrattazione collettiva e quindi di fatto estraneo alla vita sindacale. Un esercito di precari scivolati in totale solitudine in una condizione sempre peggiore, progressivamente diventati oggetto, loro malgrado, del processo di segmentazione della stessa rappresentanza e indebolimento del sindacato nell’esercizio del potere contrattuale.
La conseguenza è che il contratto nazionale non parla più ad una platea crescente, ma anzi riduce la sua sfera di influenza: ad autoalimentarsi è così un’inesorabile consunzione della rappresentanza sindacale.
Contemporaneamente il contratto nazionale, nato anche per esser funzionale alle imprese nel regolare il costo della manodopera all’interno del mercato nazionale, è sempre più percepito dalla imprese stesse come un ostacolo in un sistema di interdipendenze e di concorrenza internazionale.
Il fortino sotto assedio
Il sindacato, senza il rapporto di forza necessario ad offrire attraverso la contrattazione una risposta estensiva ed offensiva, si è trovato di fatto richiuso nel “fortino” del lavoro tradizionale, nei luoghi classici della produzione, riponendo troppe speranze su un nuovo contesto legislativo capace di riportare tutto il lavoro all’interno delle tutele consolidate.
Ora anche quel “fortino” è sotto assedio.
La vicenda di Pomigliano e la disdetta del contratto nazionale dei metalmeccanici ne sono l’evidenza, ma prima ancora la firma separata (senza la CGIL) del “nuovo” modello contrattuale aveva rappresentato una sostanziale resa da parte delle altre organizzazioni sindacali nell’esercizio della contrattazione collettiva, mettendo a nudo il vuoto di regole sulla rappresentanza sindacale e sulla titolarità di firmare contratti collettivi con efficacia generale.
Torniamo a quel collaboratore a progetto. Potrebbe ascoltare cattivi consigli ed esser contento, pensando che forse avrà “lui” qualche diritto in più. Così ovviamente non è, anzi l’indebolimento della contrattazione collettiva lo renderà ancora più fragile.
Esattamente come la sua condizione di ricattabilità rende più fragile l’area del cosiddetto lavoro garantito minacciato dalla presenza di un esercito sotto-costo fuori dalle tutele della contrattazione collettiva.
Nuove domande, nuovo cammino
E allora cosa devono fare insieme l’operaio di Pomigliano, il collaboratore a progetto, l’insegnante della scuola privata e magari il dipendente pubblico a cui è stato bloccato il rinnovo del contratto?
Innanzitutto devono percorrere insieme le vie di Roma il 16 ottobre e il 27 Novembre, in occasione della manifestazioni promosse dalla FIOM e dalla CGIL.
Non devono però limitarsi a marciare per la difesa dei diritti contrattuali, devono battersi per l’estensione a tutto il mondo del lavoro dei diritti cosiddetti “indisponibili”, universalizzandoli mediante la piena tutela contrattuale e legislativa.
Non devono limitarsi a marciare per la difesa del posto di lavoro, devono reclamare un progetto di sviluppo per il Paese, che punti su innovazione e ricerca e offra prospettive ai giovani disoccupati.
Non devono limitarsi a marciare per la riduzione delle tasse, devono battersi per un sistema fiscale più giusto che faccia pagare rendite, evasori e grandi patrimoni, ovvero coloro che in questi 15 anni hanno beneficiato dell’aumento delle diseguaglianze mentre venivano erosi i salari e lo stato sociale.
Infine devono innanzitutto marciare per riconquistare una nuova contrattazione collettiva che punti a riunificare il lavoro, attaccando alla radice le cause della frantumazione.
Devono immaginare insieme un contratto nazionale più ampio che unisca i settori deboli e ricostruisca la catena del valore attraverso la contrattazione di secondo livello, organizzata su differenti dimensioni.
Una contrattazione collettiva che regoli tutte le figure del lavoro e affermi che non devono esistere fattispecie con un minor costo e minori diritti.
Una contrattazione collettiva che scommetta sulla conoscenza: nuovi inquadramenti, diritto alla formazione, valorizzazione professionale, criteri trasparenti e condivisi di valutazione, affinché si rompa quel meccanismo unilaterale e padronale di erogazione del salario di produttività e le forme di salario d’ingresso riservate ai giovani.
Infatti l’innovazione passa dalla qualità dei processi produttivi e dall’autonomia nel lavoro, da un modello di flessibilità che rende più elastica l’organizzazione aziendale, non certo più rigida e gerarchica. Nessuna modernità si nasconde dietro l’autoritarismo di un’organizzazione del lavoro alienante nelle mansioni e nei carichi di lavoro, così come nessuna produttività si nasconde dietro questa lotta all’assenteismo che non incentiva la qualità del lavoro, ma colpisce soltanto i diritti.
La contrattazione collettiva potrà ritrovare una nuova stagione di avanzamenti se offrirà alle molteplici condizioni di lavoro risposte estensive e inclusive, al fine di riunificare il lavoro, dare sostanza alla nozione di democrazia sindacale ed affermare un chiaro sistema di regole nell’esercizio della rappresentanza.
Per questo è prezioso il percorso di riflessione avviato dalla CGIL per definire una proposta sul modello contrattuale degna di cogliere le istanze del nostro tempo e sfidare la controparte nel terreno dell’innovazione (Resoconto seminario CGIL a Todi).
Non è un cammino facile, ma come in altre stagioni è l’unico percorribile. Allora non possiamo che augurare “buon lavoro e buona lotta” ai protagonisti di questa storia, all’operaio di Pomigliano e al collaboratore a progetto.
Ilaria Lani, è responsabile dell’Ufficio Politiche Giovanili della CGIL Nazionale
Note
Si tratta del contratto collettivo nazionale di lavoro ASILS firmato dalla UGL e utilizzato dal 2007 nelle scuole private di lingua aderenti all’ASILS. Il contratto prevede per la parte economica e normativa condizioni peggiori rispetto al contratto ANINSEI utilizzato nelle scuole private laiche.
Commenti: (4)


concordo pienamente!
proponiamo e mostriamo le differenze e sforziamoci continuamente di essere coerenti tra ciò che diciamo e il nostro agire quotidiano… I lavoratori saranno con noi. Buon lavoro a tutti , speriamo.
Il punto cruciale di questa nuova stagione di lotte, che vede una rinnovata partecipazione ed impegno dei lavoratori in quanto tali e più in generale di quei cittadini che si sentono minacciati nei loro diritti essenziali (si pensi alle manifestazioni dei passeggini!), è proprio la trasversalità. Se riusciremo a trasformare le innumerevoli e crescenti forme di lotta e protesta, che animano sempre più quotidianamente le nostre città, in un nuovo progetto che vada al di là degli interessi corporativi delle singole categorie e che giunga a lottare proprio per quei diritti “indisponibili” che devono essere patrimonio comune, credo che la nostra generazione fornirà un contributo essenziale al cambiamento del paradisma economico-sociale dominante del quale siano vittime e che sta a noi contribuire a cambiare!
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