Coglioni, indegni, froci, minorati mentali. Quel che la sinistra non capisce della comunicazione del signor B.

Coglioni, indegni, froci, minorati mentali e chi più se ne ricorda più ne metta.

Sono 15 anni che Berlusconi usa la tecnica dell’insulto e sono 15 anni che la sinistra sbaglia i piani di risposta.

Berlusconi, come diceva in un bell’articolo Christian Raimo qualche mese fa, si permette di dire cose violente senza perdere un briciolo di consenso perché le dice sempre all’interno di una cornice e di un’articolazione di senso che è quella del “fare”.

Non è un caso che ai giornalisti che gli chiedevano di Ruby ha ricordato che passa giornate terribili, sempre a lavorare, almeno la sera fatemi svagare.

La sinistra invece non lo attacca mai su questo fare, ma si concentra sul suo essere. A volte si fa incastrare in un assurdo e labirintico dibattito sul confine tra vita pubblica e vita privata, nella maggior parte dei casi continua ad utilizzare l’approccio che lo psicologo politico Drew Westen chiama della mente spassionata, quello che non prende posizioni di valore ma che punta l’indice per dire “lo vedete? Si commenta da solo”.

Ed è grazie a questo che Berlusconi può permettersi il solito giochino dello spostamento d’attenzione: la spara più grossa, induce la levata di scudi, la replica indignata come le richieste di scuse e dimissioni, riuscendo così a far scivolare sullo sfondo le ragioni per cui la polemica è nata.

Tutto si trasforma così in un enorme immenso rumore, un polverone della politica che è brava solo a parlare, dal quale Berlusconi si tirerà fuori puntando l’indice contro i professionisti della politica e della loro capacità di mettere su il solito teatrino, vittima di questo articolato sistema (la sinistra, i giornali, la magistratura, gli alleati riottosi) che gli fa perdere tempo e che non lo fa lavorare. C’è da scommetterci che anche questa volta proverà ad uscirsene in questo modo.

Insomma, nulla di nuovo sotto il sole, se non fosse che oggi c’è uno spazio di comunicazione che un tempo non c’era. Poter dire: caro premier, ma se nel fine settimana ti si vede sempre stadio, se la sera ti diletti con le tue festicciole, ci spieghi quando diavolo lavori per il paese? E non mi venire a dire che lo fai dal lunedì al venerdì fino alle 7 di sera perché – per il ruolo che ricopri, rispetto alle ore di lavoro di tanti italiani – sei un fannullone.

Altro che bene del paese, altro che uomo del fare.

È qui che andrebbe inchiodato, se non fosse che ieri Bersani ha avuto l’infelice idea di dire che “usa le donne come dopolavoro”, implicitamente affermando che Berlusconi lavora. Peggio di così forse oggi non si poteva dire. E fare.



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