Il sussulto delle universita’ italiane al ritmo della cronaca (e della poesia dei suoi slogan)
25 novembre 2009: il Ministro della pubblica Istruzione Mariastella Gelmini comunica il DDL n.1905 per la riforma dell’università alla presidenza del Senato della Repubblica.
Il 29 aprile 2010, 300 ricercatori di 35 atenei italiani si riuniscono in assemblea a Milano per controbattere i punti del DDL Gelmini: nasce la Rete29Aprile.[1] Al primo posto tra le richieste del movimento c’è il diritto allo studio per tutti (art. 34 della Costituzione Italiana).[2]
Martedì 23 novembre 2010 a due giorni dalla discussione alla Camera del DDL la R29A insieme a studenti, dottorandi e ricercatori decide di salire sul tetto della facoltà di Architettura di Fontanella Borghese a Roma: la protesta dei ricercatori arriva sulle prime pagine dei giornali, politici e televisioni si accorgono che fuori dal palcoscenico grottesco del governo Berlusconi esiste un mondo fatto di persone reali che hanno alzato la testa per dire basta allo smantellamento dell’università pubblica e all’umiliazione costante di chi lavora per l’avanzamento scientifico e culturale del nostro Paese.
Giovedì 25 novembre 2010: discussione del Ddl 1905 alla Camera.
monumenti, autostrade, stazioni e tetti vengono presidiati; la mobilitazione si attiva in ogni angolo del Paese e trova l’appoggio di studenti e ricercatori italiani all’estero (“in fuga, ma non per sempre”)[3].
martedì 30 novembre 2010: il Ddl 1905 è approvato dalla Camera dei Deputati.
giovedì 2 dicembre 2010: la conferenza dei capigruppo decide di far slittare la discussione al Senato del Ddl Gelmini dopo il dibattito sulla fiducia previsto per martedì 14 dicembre.
Nonostante questa prima parziale vittoria da parte del “monumento studentesco”,[4] studenti e ricercatori continuano a mobilitarsi in tutto il Paese.
Di fatto istanze diverse hanno unito le voci della protesta, ricercatori giovani e ricercatori meno giovani che si vedono precariarizzati anni di studi dedicati alla ricerca, studenti medi che reclamano il diritto di poter sognare e scegliere il proprio futuro, studenti universitari che vogliono costruire il proprio futuro in questo Paese. Ma un’esigenza comune c’è, che va oltre e unisce le distanze generazionali: la cultura e la conoscenza devono essere la base da cui ripartire per uscire dalla crisi e ricostruire il futuro dell’Italia.
La protesta si è fatta portatrice di questo messaggio appropriandosi dello spazio della città: edifici, tetti, stazioni e monumenti vengono abitati, diventano il luogo scelto per far sentire la propria voce. Arrampicarsi sul Colosseo, proiettare le immagini della protesta sulla Mole Antonelliana o imbrigliare la statua di Dante ha un significato ben preciso: ripartiamo dai monumenti che hanno fatto la storia dell’Italia per costruire il nostro futuro. Se è vero che nella Storia la collettività tende a “esprimersi con caratteri di permanenza nei monumenti urbani”,[5] in questi giorni gli edifici e gli spazi storici delle nostre città hanno riacquistato il loro significato civico e collettivo: la protesta li ha riscoperti come luoghi attivi e riconoscibili, come lo spazio concreto dove esprimere le proprie idee.[6] Il tam tam delle voci della protesta è trasmesso in tempo reale da facebook e dai blog dei diversi collettivi. Ma il mezzo virtuale non ha svilito la concretezza delle azioni messe in atto nelle diverse città italiane, piuttosto ne ha evidenziato il senso: ci si appropria degli spazi concreti della città per sentirsi e essere cittadini, in barba a 30 anni di dominio mediatico televisivo che ha cercato di anestetizzare le coscienze.
Riportiamo qui di seguito per motivi di spazio solo alcuni dei tantissimi ‘luoghi civici’ nati in questi giorni:
sul Mausoleo di Teodorico a Ravenna: “Questa Riforma è barbara”;
sul ponte della facoltà di Ingegneria a Brescia: “Sopra il Ponte l’università campa, sotto al ponte l’università crepa. No DDL”;
sul tetto della facoltà di lettere occupata a Foggia: “Nell’ignoranza la sottomissione, nella conoscenza la ribellione”;
sulla Torre di Pisa: “No Riforma. General Strike”;
sul Colosseo a Roma: “No a tagli e Ddl: nessun profitto sul nostro futuro”;
sulla Mole Antonelliana a Torino: “Siamo saliti sui tetti perché dall’alto si vede meglio ciò che sta capitando”, “Riportiamo in alto l’università”;
sulla Basilica di San Marco a Venezia: “It’s final countdown Pdl Gelmini”, “Non avrete la mia fiducia, Roma 14/12 2010”;
sulla Cupola di santa Maria del Fiore a Firenze: “la cultura non è in vendita”;
sul tetto di Fontanella Borghese, Facoltà di Architettura a Roma: “Da questo tetto le fondamenta di una scuola e di una università Pubbliche, Libere e Aperte. R29A”;
presso gli scavi archeologici di Pompei: “Governo della pubblica distruzione: oggi Pompei, domani gli atenei. No DDL”;
sul terrazzo di Palazzo Camponeschi, facoltà di Lettere e Filosofia nel centro storico del L’Aquila: “L’Aquila Monumento Studentesco, no DDL”;
imbrigliata statua di Dante a Napoli: “Fatti non foste a viver come bruti”.
Lucia De Vincenti, dottoranda in Architettura. Teorie e Progetto, Università La Sapienza, Roma.
[1] una sintesi delle proposte avanzate dai ricercatori della R29A è stata elaborata nel documento: R29A, L’Altra Riforma, pubblicato su:
http://www.articolo21.org/userFiles/altrariforma+torino_DEF.pdf
[2] Articolo 34: “La scuola è aperta a tutti. L’istruzione inferiore, impartita per almeno otto anni, è obbligatoria e gratuita. I capaci e meritevoli, anche se privi di mezzi, hanno diritto di raggiungere i gradi più alti degli studi. La Repubblica rende effettivo questo diritto con borse di studio, assegni alle famiglie ed altre provvidenze, che devono essere attribuite per concorso”, testo integrale pubblicato su:
http://www.quirinale.it/qrnw/statico/costituzione/costituzione.htm
[3] manifesto studenti italiani a Copenhagen, da:
[4] Così titola in prima pagina Liberazione del 26/11/2010, dopo i presidi studenteschi del 25/11/2010. Il 29 novembre l’Udu (Unione degli Universitari, sindacato studentesco), all’Aquila fa irruzione nella zona Rossa: “La nostra Torre di Pisa, il nostro Colosseo è l’intero Centro Storico dell’Aquila, cuore pulsante della città universitaria nel pre-sisma: il nostro vero MONUMENTO STUDENTESCO.” , cfr: http://www.unionedegliuniversitari.it/news_citta.asp?id=46
[5] cfr. Aldo Rossi, L’architettura della città, cittàstudiedizioni, Torino, 1978, p.12
[6] cfr. P. Panerai, J.C Depaule, M. Demorgon, Analyse urbaine, Èd. Parenthèses, Marseille, 1999, pp.158 – 170.
Commenti: (1)


Presentazione e Programma della Notte dei Ricercatori 2010 a Bologna.. Rassegna Stampa della Notte dei Ricercatori in Emilia-Romagna 24 settembre 201…..