Gli “invisibili” del Parlamento: gli assistenti parlamentari. Intervista a Giorgia D’Errico, portavoce del CoCoParl.
Per Molecole, Cristian Perniciano ha intervistato Giorgia D’Errico, assistente parlamentare di Cesare Damiano, portavoce di CoCoParl, il Coordinamento dei Collaboratori Parlamentari.
Quali sono le attività e le condizioni di lavoro degli assistenti parlamentari?
Le attività che svolgiamo a favore dei parlamentari vanno dalla pianificazione e dalla scelta degli impegni quotidiani ai rapporti con gli enti governativi, con la stampa parlamentare ed extra parlamentare, curiamo i contatti con l’elettorato e più in generale le relazioni esterne. Collaboriamo con gli uffici legislativi e con il parlamentare stesso nella stesura e nell’elaborazione degli atti parlamentari insieme alle attività di ricerca e di studio inerenti al mandato del parlamentare.
Le difficoltà che incontriamo sono soprattutto di natura logistica e organizzativa: non ci è consentito infatti accedere per esempio alle sale delle diverse commissioni di cui il parlamentare è membro o con le quali collabora per la redazione di proposte di legge e neanche alle aree antistanti. Succede spesso che il parlamentare abbia bisogno di documentazione proprio mentre ci sono le sedute di commissioni e per poterlo supportare in questa richiesta siamo costretti a rivolgerci ai commessi. Inoltre, per incontrare il parlamentare durante le attività in Aula, dobbiamo avere di volta in volta un permesso scritto da parte del deputato che ci permetta di accedere alla Galleria dei presidenti (la zona di Montecitorio dedicata agli incontri tra i parlamentari e il pubblico) in quanto il nostro tesserino (rilasciato dal servizio sicurezza della Camera e che riporta chiaramente il nome del deputato per cui lavoriamo, oltre che i nostri dati anagrafici) non è sufficiente.
Quale è l’importanza del vostro lavoro, per il parlamentare di riferimento ma anche per lo svolgimento dei lavori del Parlamento?
I tempi che il parlamentare si trova ad affrontare sono in alcuni casi molto rapidi. Sta a noi svolgere funzione di filtro, di ausilio e di sostegno. Il parlamentare non può ricordarsi o essere sempre a conoscenza di qualsiasi cosa accada in Italia o sul territorio nel quale è stato eletto. Sta a noi documentarsi, fare sintesi e proporre la questione al parlamentare, in alcuni casi, consigliare anche una possibile soluzione sul come intervenire o contribuire a proporre una linea politica da perseguire..
Puoi raccontarci la storia del Coordinamento dei Collaboratori Parlamentari (CoCoParl): chi siete, quando è iniziato e come vi organizzate?
Nell’aprile del 2009, il Presidente della Camera Gianfranco Fini, ha deciso di porre attenzione alla questione dei collaboratori parlamentari.
Visto che la stampa tornava a parlare di noi, abbiamo pensato che potesse essere utile organizzarsi per poter diventare un valido interlocutore con le istituzioni. Così abbiamo deciso di costituire un coordinamento, anziché una vera e propria associazione, perché ci consentiva di essere più rapidi ed efficienti, oltreché aperti all’adesione di altri colleghi in qualunque momento senza alcuna “ingessatura” di adesione giuridicamente stabilita, dettagli indispensabili nella nostra situazione.
Siamo riusciti ad ottenere alcuni piccoli ma significativi successi come quello di ricevere il tesserino per l’accesso agli uffici dei Parlamentari solo previa consegna di un contratto di lavoro a titolo oneroso, vidimato dal consulente del lavoro, anche se questo non ha risolto il problema di fondo di poter contare tutti su di un contratto, oltreché oneroso, anche equo per quanto riguarda l’ammontare del compenso.
Quali sono le difficoltà del CoCoParl in merito alla rappresentanza e al coordinamento collettivo, considerando che operate in un contesto che è molto atomizzato, in cui ciascuno lavora per un parlamentare e in partiti diversi?
Devo ammettere che in tal senso siamo stati molto fortunati perché abbiamo cercato di far diventare le nostre differenze una ricchezza. Il confronto è sempre stato molto costruttivo, sia quando abbiamo cercato di dialogare con i nostri colleghi che lavorano per lo più con i parlamentari della maggioranza, sia quando ci hanno ricevuti i presidenti dei gruppi di camera e senato di quasi tutti i partiti politici.
Quali sono le criticità più forti per la tutela dei vostri diritti?
Quelle di tutti i lavoratori co.pro. Siamo perfettamente coscienti del fatto che il rapporto di lavoro dei collaboratori parlamentari ha natura prettamente fiduciaria, ma uno dei problemi che riscontriamo, come già anticipato, sono le retribuzioni.
Noi apparteniamo a uno di quelle categorie che non può contare su alcuna tipologia di contratto nazionale di riferimento e per molti di noi c’è il rischio di ricevere una retribuzione, a volte al di sotto della soglia della dignità, proprio per quello che accennavo prima e cioè che il nuovo regolamento della Camera per rilasciare il nostro tesserino di accesso, prevede che i nostri contratti siano a titolo oneroso ma non stabilisce né lega il contratto stesso ad una fascia seppur minima di una retribuzione dignitosa.
Ed è per questo che abbiamo visto positivamente la proposta del segretario del Partito Democratico di istituire un compenso minimo.
Sulla nostra piattaforma poi, proponiamo di prendere come esempio il modello europeo, cioè che siano direttamente gli Uffici della Camera dei Deputati e del Senato della Repubblica, in base alle norme dei rispettivi regolamenti, a effettuare in nome e per conto dei parlamentari, a seguito delle dichiarazioni di questi ultimi, la redazione della busta paga, il pagamento del compenso pattuito, dei contributi e delle altre spettanze dei collaboratori parlamentari, nonché l’elaborazione e la trasmissione agli organismi competenti delle dichiarazioni fiscali e sociali dei medesimi collaboratori parlamentari.
E poi, proprio perché parliamo di un rapporto fiduciario, salvo diverso accordo tra le parti, i contratti devono avere durata commisurata a quella della legislatura nel corso della quale sono instaurati e possono essere rinnovati. Infine, ci teniamo a sottolineare che il nostro obiettivo non è la stabilizzazione ma la tutela del lavoro in qualità di collaboratori parlamentari.
In tal senso, ci hanno supportato anche alcuni parlamentari del Partito Democratico e che hanno presentato un ordine del giorno il 21 settembre scorso, sottoscritto anche da deputati della maggioranza e di altri gruppi della minoranza, nell’ambito della discussione del bilancio alla Camera, in cui è esplicitata la richiesta di far sì che il Parlamento si ispiri al modello europeo sulla questione degli assistenti parlamentari. L’ordine del giorno è stato accolto come raccomandazione dai Questori, che speriamo diano risposta nelle prossime settimane, essendo stati più volte sollecitati.
Infine, per suggerire alla Camera dei Deputati qualche reale e consistente taglio di spesa abbiamo fatto anche qualche conto. Ecco un esempio: sappiamo che su 630 deputati solo 230 hanno accreditato gli assistenti alla Camera.
Tutti i 630 deputati però percepiscono i 4.190 € che dovrebbero servire a coprire la voce “spese di rappresentanza e segreteria” (da Gennaio 2011, a fronte del bilancio della Camera approvato lo scorso settembre tale importo è stato ridotto a € 3.690, in quanto in una logica di pseudo-risparmio, il taglio di € 1.000 operato sull’emolumento dei parlamentari è ripartito “equamente” tra la voce con la quale di prassi viene retribuito il collaboratore e la voce relativa i rimborsi spese riconosciuti al parlamentare).
In questo momento quindi sarebbero 400 i deputati che ricevono il rimborso senza avere il collaboratore. Se questi soldi invece venissero erogati solo dietro presentazione del contratto di lavoro con un collaboratore, che si trovi a Roma o nel collegio elettorale, in un anno la Camera (seguendo il modello europeo) risparmierebbe 17.712.000 euro (3.690€ per 12 mesi per 400 deputati).
Quale è il vostro futuro, in termini di carriera, ammortizzatori sociali, pensioni?
Per quanto riguarda il nostro futuro, è difficile sintetizzarlo perché siamo una categoria estremamente eterogenea e con obiettivi personali e professionali diversi. Su pensioni e ammortizzatori sociali, la discussione non riguarda la nostra professione ma riguarda una generazione intera di precari e lavoratori flessibili.
Noi, insieme ai nostri datori di lavoro, continuiamo a versare i contributi. Vedremo cosa ne verrà fuori!

