Il sindacato di strada: veloce, concreto e profondamente umano. L’esperienza del Camper dei Diritti nelle terre del caporalato.

Prima di parlare della nostra azione sindacale è inevitabile una breve analisi del contesto in cui ci troviamo. Siamo nella provincia di Caserta, un territorio martoriato da ogni tipo di illegalità e dalla presenza sempre forte della camorra, ormai  penetrata in tutto il tessuto sociale. Epicentro di questi fenomeni sono i paesi dove stiamo concentrando la nostra azione: vale a dire quelli dell’Agroaversano (Casal di Principe, San Cipriano d’ Aversa, Casapesenna, Trentola Ducenta , Parete, San Marcellino, Villa di Briano) che attraverso Villa Literno si congiungono con tutto il litorale Domitio e Castel Volturno. Il territorio è prevalentemente agricolo: le sue produzioni sono più note sono pomodori, fragole, uva asprina, meloni, fagioli e pesche. L’intero settore dell’agricoltura, nonostante qualche flessione, continua a sopravvivere grazie alle comunità di immigrati che lavorano nei campi.

Molto numerosi sono i rumeni presenti un po’ in tutto l’Agroaversano, ma maggiormente concentrati nei comuni di Villa Literno e Parete. Altra comunità consistente è quella del Nord Africa, sensibilmente aumentata per via dei tumultuosi cambiamenti politici verificatisi negli ultimi mesi in quell’ area. Presenti sono anche gli ucraini ed in generale gli europei dell’Est, la maggior parte concentrata lungo tutto il litorale Domitio vedi Mondragone e Castel Voturno dove si trovano anche comunità provenienti dall’Africa Nera.


I ricatti di proprietari e caporali

In questo contesto si inserisce la figura del caporale, che opera prevalentemente nel settore agricolo. Questa figura, che trae vantaggio dal contesto sociale precario, è organica e funzionale nella produzione agricola fungendo da anello di congiunzione tra proprietario terriero e bracciante. Il caporale, anch’esso immigrato, contattato dal proprietario terriero o dall’azienda agricola, raccoglie braccia mettendole a disposizione del “cliente”, e su ogni lavoratore  guadagna dai 10 ai 20 euro, quindi se il bracciante riceve 30 euro giornalieri, 10 li tiene per se il caporale.

Ovviamente, stiamo parlando nella maggior parte dei casi di lavoro  nero. Muniti di furgoncini, i caporali vanno nei luoghi dove già dalle prime ore del mattino si ammassano centinaia di aspiranti lavoratori: le rotonde di Castel Volturno, Villa Literno e Casal di Principe appaiono così come dei veri e propri mercati di uomini. Alcune volte il caporale ha i suoi uomini “fissi” e li sposta in base alle richieste dei proprietari terrieri. Ed è con i proprietari terrieri che il caporale ha rapporti stretti: infatti a lui viene affidata la sorveglianza dei braccianti, spesso collabora alla pianificazione del raccolto, al razionamento dell’acqua ed alla definizione dei brevi periodi di pausa per il pranzo. Il caporale è anche un trafficante di uomini: in molti casi per accattivarsi la fiducia dei proprietari spinge le giovani ragazze che ha con sé ad intrattenersi con loro; le ragazze,  per preservare la paga giornaliera e magari accrescerla sensibilmente anche con regali, si sottomettono totalmente a questo sistema. Abbiamo scoperto addirittura alcuni casi in cui chi possiede un terreno organizza semina e raccolto esclusivamente per poter abusare delle lavoratrici: anche in questo caso è sempre il caporale a trovare le ragazze da offrire al cliente.

Quella del caporale è quindi una figura che fa parte del sistema produttivo e parlando sia con i proprietari terrieri sia con i braccianti sembra quasi che non sia possibile farne a meno. è come se i proprietari terrieri istituzionalizzassero questa figura giustificando ciò che fanno e cogliendo in essi dei tratti da benefattore per gli stessi braccianti.

Oltre a calpestare la dignità umana, i caporali possono anche condizionare la vita democratica di un paese, per esempio possono pilotare preferenze elettorali alle elezioni comunali visto che i cittadini comunitari residenti hanno diritto al voto.


Il camper dei diritti: il sindacato di strada

E’ nella rassegnazione e solitudine che stiamo intervenendo con il “Camper dei diritti”.

Girando per i paesi ci troviamo dinanzi a situazioni di abbandono e rassegnazione, molti non hanno punti di riferimento e si chiudono nelle loro comunità estraniandosi da tutti e assumendo anche atteggiamenti di diffidenza verso chi dall’esterno vuole aiutare.

Questo comportamento ha una spiegazione, ed è il risultato di condizioni di vita molto dure, come si evince dalle storie drammatiche che ci vengono raccontate. C’è chi ha lavorato e non è stato pagato, chi ha reclamato ciò che gli spettava ed è stato picchiato, chi ha dovuto difendere la propria moglie  o fidanzata delle molestie e chi per uscire dalla condizioni di lavoro nero ha accettato di essere assunto ma a patto che i contributi ai fini pensionistici li versasse lui stesso. Ed è qui che abbiamo riscontrato tanti casi di vere e proprie truffe.

Alcuni, per il permesso di soggiorno, si sono affidati a fantomatici intermediari lasciandosi sottrarre centinaia di euro vedendo cosi’ andare in fumo i loro risparmi e vedendosi quindi costrettia cominciare tutto daccapo. Complessivamente, stiamo riscontrando un’assenza di consapevolezza dei propri diritti che non fa altro che agevolare ed alimentare il fenomeno del caporalato. Tutti reputano il caporale una figura negativa che lucra sul loro sudore, ma sono allo stesso tempo rassegnati perché vedono nei caporali dei rappresentanti fedeli dei proprietari terrieri. Abbiamo messo al corrente alcuni immigrati della proposta di legge della FLAI CGIL che rende il caporalato un vero e proprio reato: molti di loro hanno accolto la notizia con soddisfazione.

Con il camper oltre ad offrire i nostri servizi parliamo agli immigrati dei loro diritti e dando un occhiata ai nostri volantini ci  dicono  che è la prima volta che vedono una tale iniziativa del sindacato. Il camper quindi è il nostro ufficio mobile, infatti siamo muniti di un pc portatile con collegamento internet in modo da poter dare risposte immediate ai lavoratori: da un controllo dello stato dei loro contributi ad uno dello stato di avanzamento di un permesso di soggiorno.

Il nostro punto di forza è l’immediatezza nel dare risposte: quindi se un giorno non è prevista l’uscita con il camper ma c’è l’esigenza di dare una risposta ad un lavoratore, noi ci spostiamo con le macchine. Trovarci è facile: infatti in tutte le nostre uscite distribuiamo volantini con i nostri numeri di cellulare. Questo significa che tutti i giorni siamo impegnati in azioni concrete di sindacato di strada.


Dal camper alla tendopoli

Ci capitano poi casi dove ci sentiamo impotenti e con le mani legate come per esempio andare in una tendopoli come quella di Villa Literno.

A vivere nella tendopoli sono tutti nord-africani, naturalmente non in regola e costretti a lavori massacranti nei campi. Arrivati in queste realtà non possiamo far altro che parlare con loro e ascoltare le loro storie crude e difficili. Ogni volta che li andiamo a trovare cerchiamo di non andare a mani vuote: delle semplici casse d’acqua sono per loro un sollievo.

Stiamo parlando di persone che grazie al loro lavoro reggono un intero sistema agricolo, ma nonostante svolgano un ruolo fondamentale vivono da invisibili, in tende tra insetti e pozzanghere.

Quindi è fondamentale un approccio umano che va oltre il disbrigo di pratiche: cerchiamo di renderli coscienti e  grazie all’efficacia della nostra azione sindacale ci stiamo ponendo come punti di riferimento per molte comunità presenti sul territorio. Oltre a questo, in un certo senso, stiamo avendo anche una funzione pedagogica, infatti siamo riusciti ad avvicinare alcuni figli di immigrati, dopo aver conquistato la fiducia dei genitori. Abbiamo capito, quindi, che i concetti di legalità e diritti in contesti difficili vanno coltivati nelle menti dei più piccoli: vale a dire in quelle dei figli di chi rappresenta l’ultimo anello di una società precaria.

Cosi’ ci troviamo anche a combattere la dispersione scolastica presente in alcune comunità. Abbiamo convinti tre bambini rumeni ad andare a scuola, tenendoci informati di come stanno procedendo i loro studi. Ci troviamo quindi a fare sindacato a 360°perché i diritti non terminano con un’indennità da disoccupazione agricola, ma vanno coltivati insieme ai rapporti umani.

Cosi’ intendiamo in sindacato: veloce, concreto e profondamente umano. E’ noto che il territorio in cui ci stiamo muovendo è tra i più difficili e complicati del meridione e rendere il sindacato un avamposto per la legalità e i diritti fa si’ che gli ultimi si sentono meno soli e più tutelati, intervenendo così in quel bacino che alimenta sfruttamento e solitudine.


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