Fare rete, con pragmatismo. Alla giornata dell’organzing l’esperienza di una Camera del Lavoro sui generis, quella di Librino
Per un luogo comune generalizzato, Librino è un quartiere ghetto, un non-luogo degradato fisicamente e socialmente, un quartiere di periferia senza alcuna speranza.
Librino è un quartiere di Catania relativamente nuovo, costruito a partire dagli anni ’70 per far fronte all’esigenza abitativa di quegli anni, per consentire ai lavoratori della vicina zona industriale di costituirsi in cooperativa per costruire le proprie abitazioni. Ma anche per deportare dal centro storico gli abitanti che hanno visto sventrato il loro quartiere originario per le speculazioni edilizie dei “cavalieri del lavoro” nelle aree sviluppate nel contempo, e dall’Istituto Autonomo Case Popolari.
Ma non molti sanno, o forse ne danno poca importanza, che originariamente Librino era l’ampia zona che consisteva in un insieme di ampi terreni coltivati principalmente a vigneti e uliveti, di proprietà di alcune famiglie nobiliari la cui presenza si evince ancora oggi dalla toponomastica della zona; i proprietari erano infatti i Moncada, i Grimaldi, i Paternò ecc. dove in estate soggiornavano immersi nel verde e nella quiete assoluta, per far respirare aria buona ai bambini. A prova di quanto detto sono visibili nel territorio le antiche ville e masserie con palmenti, fra le quali alcune sono state riqualificate di recente.
La comunità originaria di questo quartiere era costituita da coloro che lavoravano come contadini o mezzadri nelle terre dei nobili proprietari catanesi. Il nucleo in parte originale in parte abusivo è circoscritto nella zona detta “Borgo Librino Antico” ed è stato violentato dalla nuova urbanizzazione degli anni ‘70, diviso per consentire la costruzione di strade a scorrimento veloce.
Questo territorio nel 1964 in conseguenza del nuovo piano regolatore, si identificò come zona per realizzare una città nella città e ad essa complementare. Iniziarono gli espropri dei terreni, e cominciò la grande trasformazione del territorio.
In realtà il progetto di Kenzo Tange non è stato mai realizzato, per le diverse varianti al progetto e per la mancata volontà politica succeduta in questi 40 anni, intenta solo a gestire le emergenze e mai a realizzare un programma con tempi e modalità certi.
Inizialmente si sono costruite solo le case e i primi pionieri si sono ritrovati a dover loro stessi far fronte alle proprie esigenze, facendo asfaltare tratti di strada per non infangarsi, organizzare cisterne per avere acqua in casa, e altre cose del genere.
Oltre la retorica: la nascita della Camera del Lavoro di Librino.
Oggi Librino conta quasi 70 mila abitanti, e si presenta ancora incompleto, con un problema in più: la sfiducia delle persone nella politica. La maggioranza degli abitanti non intende più lottare per chiedere ciò che spetta loro di diritto: per la qualità dei servizi, la qualità del vissuto quotidiano, per la propria dignità di abitante.
Nel 2005, dopo anni di “dibattito politico” sull’importanza dei decentramenti e la necessità di fornire servizi in periferia, si è inaugurata l’apertura di un decentramento della Cgil catanese: la Camera del Lavoro di Librino.
Da allora, Fillea (il sindacato dei lavoratori dell’edilizia), Spi (il Sindacato Pensionati), Inca (il patronato), Caf (i servizi di assistenza fiscale), Sunia (il sindacato degli inquilini), e ufficio legale con la loro presenza danno risposte ai lavoratori e disoccupati residenti nel quartiere.
Ci sono molti patronati a Librino, che fanno riferimento soprattutto ai politici che fanno clientela, ma in quel caso il servizio fornito è solo di natura fiscale e assistenziale a fini chiaramente elettorali. Viceversa, l’apertura della nostra sede ha rappresentato un’esperienza innovativa, fondata sulla capacità di interagire con i residenti al di là del servizio proposto.
Il nostro muoverci nel territorio è servito a far superare la diffidenza di molti abitanti, i nostri primi passi sono avvenuti in direzione del miglioramento delle piccole cose: sterpaglie da togliere, discariche da bonificare, fermate dell’autobus da spostare in luoghi più accessibili. Abbiamo cominciato a farci conoscere e riconoscere, tanto che siamo riusciti a diventare un punto di riferimento per i residenti e abbiamo cominciato a coinvolgere le persone su tematiche più generali.
Abbiamo organizzato incontri sull’urbanistica partecipata, insieme al dipartimento di urbanistica della facoltà d’ingegneria dell’Università di Catania, cercando di coinvolgere le persone in una idea di trasformazione possibile del quartiere.
La camera del lavoro di librino è così diventata un luogo di ascolto per le lamentele e per le proposte di cambiamento del territorio. Per questa ragione abbiamo poi pensato di costituire un comitato civico, il COMITATO LIBRINOATTIVO, che mettesse insieme quella gente che aveva ritrovato l’entusiasmo e la consapevolezza che le cose possono cambiare se ci si muove insieme. Prima iniziativa del Comitato: l’organizzazione di visite guidate del quartiere che ne valorizzassero la storia rurale, sia per sfatare il luogo comune di ghetto degradato, sia per identificare quali interventi potessero servire al miglioramento fisico e sociale del quartiere.
Fare rete, nel territorio
La presenza nel quartiere anche di altre associazioni di volontariato risale a prima del nostro insediamento, ma il lavoro enorme da loro svolto non risultava molto conosciuto se non nell’isolato dove prestano la loro attività. Anche le scuole hanno un ruolo fondamentale, non solo perché costituisconol’unica presenza istituzionale nel quartiere ma soprattutto per il lavoro che esse svolgono. Gli istituti di librino (solo elementari e medie) sono le più attrezzate e nuove della città, e svolgono un’importante azione sociale: al di là delle attività proposte ai ragazzi anche nelle ore pomeridiane, i dirigenti scolastici mettono a disposizione dei residenti la loro struttura, organizzando corsi di ogni genere, in modo che la scuola diventi luogo di aggregazione e di formazione.
In questi anni la Cgil ha lavorato per mettere in rete tutte queste realtà, e ha cercato di farne un progetto, incontrarsi con i vari soggetti che hanno lo stesso filo conduttore, e cioè il miglioramento sociale, trasformando così la disgregazione in partecipazione. Così si è costruita la “Piattaforma per Librino” attraverso le assemblee cittadine e il confronto con le associazioni, le scuole, l’università.
Un documento che propone per aree tematiche, interventi e possibili soluzioni. Di recente anche alcune parti datoriali hanno sottoscritto la piattaforma per Librino, allettati sicuramente dalla prospettiva dell’istituzione a Librino di una Zona Franca Urbana, prospettiva purtroppo vanificata dalla soppressione di questo progetto.
Anche la conduzione di una ricerca sulla percezione che del quartiere hanno i residenti – realizzata dal comitato in collaborazione con la Facoltà di Scienze Politiche, le scuole, la Cgil – ci è servita ad avvicinare sempre di più le persone. La ricerca, realizzata per mezzo della diffusione di questionari, ha dato non solo il quadro più vicino alla realtà del sentire e dei desideri degli abitanti, ma soprattutto ci ha dato la possibilità di parlare con le persone, di farci conoscere e far conoscere il nostro impegno.
In questi anni abbiamo lottato insieme per difendere il nostro territorio, abbiamo fatto denunce, per le discariche, per la luce, per l’acqua; abbiamo organizzato assemblee sui temi legati al quartiere e non; abbiamo organizzato feste, un cinema, ultimamente anche un’escursione culturale; la nostra sede infine è sede di tutti, anche di quelle associazioni che non hanno un luogo dove riunirsi.
E’ stata ripristinata l’illuminazione pubblica dopo un anno di buio, l’acqua dai rubinetti esce di nuovo pulita dopo molti mesi di disservizio, abbiamo portato la gente a votare per i referendum dello scorso Giugno.
Certo, sicuramente è molto poco rispetto ai nostri intenti e al tempo trascorso, ma se si considera che tutto ciò è stato fatto nel nostro tempo libero, negli scampoli che ci restano tra il lavoro e la famiglia, forse quello che si è fatto non è così poco. E credo che continuare su questa strada, dia sempre più riscontri.
Investire (con pragmatismo) nelle nuove Camere del Lavoro
Forse è proprio questo un nostro punto di debolezza: penso che un lavoro del genere debba essere un po’ più strutturato, e un decentramento come il nostro, in un quartiere di queste dimensioni, debba avere persone che possano lavorarci a tempo pieno, con più tempo a disposizione, per poter avere un approccio maggiore con le persone, (penso al porta a porta, al volantinaggio nei mercati) e poter lavorare un po’ più celermente sui progetti e sugli obiettivi che via via ci diamo.
Ritengo che il sistema di mettere in rete le varie realtà e muoversi insieme su obiettivi specifici comuni, sia l’unico metodo che possa permetterci di modificare quel qualunquismo dilagante che oramai da anni si è radicato nella società e soprattutto nelle giovani generazioni, e sia il sistema migliore per ottenere risultati.
Una rete appunto, non una gerarchia, non ci deve essere una prevaricazione ma una condivisione, non ci deve essere un approccio ideologico altrimenti tutto ciò che si è tessuto si sgretola: penso che sia questa la strada giusta, ma bisogna stare molto attenti che nessuno strumentalizzi il lavoro faticoso che si è costruito.
In passato abbiamo avuto delle esperienze in questo senso, la bellissima esperienza dei social forum era iniziata in questo modo. Insieme associazioni e comitati con storie diverse ma che avevano un unico obiettivo, una società più equa attraverso la pace. La morte dei social forum con l’uscita dei movimenti cattolici è avvenuta proprio per questo. Per un uso ideologico e prevaricatore di alcune componenti della sinistra.Perché la Caritas, le scuole, le associazioni di volontariato, gli imprenditori sottoscrivono la nostra piattaforma? Proprio perché non parla di ideologie ma di esigenze reali, di obiettivi comuni.Il sindacato non deve cadere in questo errore, anzi deve essere quel soggetto che mette in relazione le varie realtà e ne trova un punto di sintesi, farlo proprio, deve fare questo. Se viceversa si comportasse come i partiti politici, che hanno distrutto il social forum, altrimenti rischierebbe oltre al pregiudizio anche l’isolamento. Proprio come i partiti.

