Il codice fiscale è un ricettacolo di informazioni. L’identificativo alfanumerico più popolare e conosciuto in Italia viene usato in quasi ogni ambito della nostra vita, dal lavoro al pagamento delle tasse, dalle prestazioni sanitarie all’emissione di bollette fino ai servizi di prima necessità. In poche parole, è impossibile poter sopravvivere nello Stivale senza questa sequenza di sedici caratteri che racconta, in breve, tutto di noi: chi siamo, da dove veniamo, quanto tempo abbiamo già trascorso su questa terra ed il nostro sesso.

Infatti, non molti conoscono quello che è il carattere fondamentale per distinguere i maschi dalle femmine. Del resto, farlo dal nome è praticamente impossibile. Mario o Maria, Francesco o Francesca, tutti i nomi con doppia declinazione sarebbero riportati allo stesso modo all’interno del codice fiscale. Come fare, allora, per distinguere se un determinato codice appartiene ad un uomo o ad una donna?

Si possono distinguere maschi e femmine a partire dal nome? Sì, ma solo in alcuni, particolari, casi

Come già detto, nonostante non sia questo il fattore chiave, è utile imparare a leggere un codice fiscale a partire dal nome e cognome. Questi fondamentali dati relativi alla nostra anagrafica vengono traslitterati nell’identificativo alfanumerico con una combinazione di sei caratteri.

I primi tre, tra questi, sono relativi al cognome dell’individuo, mentre gli altri fanno riferimento al nome. È importante conoscere queste regole, perché alcuni particolari nomi possono essere già distinti a partire da qui. Più in dettaglio, generalmente, per calcolare un codice fiscale bisogna prendere in considerazione le consonanti. Vengono, infatti, sempre prese per prime, le consonanti, e poi, solo se esse si esauriscono, le vocali. Bianchi, uno dei cognomi più comuni in Italia, viene traslitterato come BNC, mentre Russo, altro casato decisamente popolare, viene riportato con RSS. Piccolo inciso: anche Rossi, il cognome più diffuso nello Stivale, ha lo stesso cifrario.

Quando venne creato il codice fiscale, nel lontano 1971, si pensò ad un sistema che potesse tutelare adeguatamente la privacy degli intestatari. In questo modo, è impossibile risalire con assoluta certezza al nome.

Discorso diverso, invece, per il nome. Per quanto riguarda i nomi più lunghi, come Ludovico e Ludovica, Stefano e Stefania, Federico e Federica, la radice è la stessa: “LDV” nel primo caso, “STF” nel secondo e “FDR” nell’ultimo esempio. Ci sono, però, alcuni nomi che proprio a causa della loro brevità rivelano anche il sesso dell’intestatario. È il caso di Leo e Lea, che vengono riportati allo stesso modo sul codice fiscale. Identica sorte tocca a Ivo e Iva. In sintesi, per i nomi con massimo tre caratteri è possibile identificare a colpo d’occhio il sesso del proprietario dell’identificativo alfanumerico.

Per tutti gli altri individui presenti sul territorio italiano, invece, è possibile risalire al sesso attraverso la data di nascita.

Come leggere la data di nascita sul proprio codice fiscale?

La data di nascita viene riportata sul codice fiscale con appena cinque caratteri. I primi due sono numeri e sono relativi al giorno di nascita dell’individuo presente sul suolo italiano. Il terzo carattere è una lettera, e serve per identificare il mese in cui questa persona è venuta al mondo. Infine, le ultime due cifre sono utili per datare l’anno del lieto evento.
Come è possibile, dunque, distinguere il sesso dell’intestatario del codice fiscale in mezzo a questa massa di dati legati alla nascita?

Come distinguere con assoluta certezza il sesso dell’intestatario del codice fiscale? Una pratica guida alla lettura dell’identificativo alfanumerico

Gli ideatori del codice fiscale hanno pensato proprio a tutto. Infatti, nel 1973, quando la proposta di legge divenne vera e propria Legge dello Stato, il legislatore ha previsto due diverse numerazioni relative al giorno di nascita in base al sesso dell’intestatario.

Infatti, per gli uomini viene, ancora oggi, semplicemente riportato il giorno del proprio compleanno. Un individuo nato il dieci del mese riporterà “10” sul proprio cifrario, mentre un altro venuto al mondo il giorno trenta avrà proprio questa cifra nel suo codice fiscale.

Per quanto riguarda, invece, le signore, la musica cambia. Infatti, le donne devono aggiungere un quaranta alla propria data di nascita. Dunque, una signorina nata lo stesso dieci del mese riporterà il 50 sull’identificativo, mentre l’altra da trenta trasformerà il proprio compleanno in un 70.

In sintesi, tutti coloro che riporteranno sul proprio cifrario un numero superiore al quaranta potranno essere identificati come di sesso femminile, mentre gli altri appartengono alla categoria dei maschi. Stesso discorso vale anche per la tessera sanitaria che riporta integralmente il codice fiscale. Pertanto, anche con la tessera sanitaria sarà possibile identificare agevolmente il sesso di una persona. Semplice, vero? Se hai qualche difficoltà a fare questi calcoli a mente pui sempre ricorrere ad un calcolatore online del codice fiscale inverso tipo http://www.codicefiscaleinverso.com/ che permette di estrarre dal codice fiscale i dati anagrafici compreso il sesso della persona.

A cosa servono gli ultimi caratteri del codice fiscale?

Gli ultimi quattro caratteri relativi al codice fiscale, ad esclusione di quello di controllo che si posiziona in fondo, identificano semplicemente il Comune di nascita attraverso il Codice Belfiore. Questo è servito per mettere in ordine alfabetico ogni possibile luogo di nascita, in modo tale da rendere molto più semplice l’identificazione. Questo, ovviamente, è del tutto slegato dal contesto relativo al sesso dell’intestatario.